lunedì 23 settembre 2013

Yasìn Taha Hafez


Poeta iracheno nato nel 1936 nella città di Bagdad. Iniziò i suoi studi scolastici nella scuola Al-Fadl a Bagdad, ma li completò nella città di Bâquba laureandosi nel 1961 alla facoltà di pedagogia, con indirizzo lingue straniere. Lavorò come docente di lingua inglese, e fu segretario della redazione della rivista “At-taliâ al-adabeia” ( L’avanguardia letteraria ) e redattore capo della rivista “Ath-thaqafa al-ajnabeia” ( La cultura straniera). Successivamente pubblicò una decina di raccolte poetiche, fra cui citiamo: “Il mostro e la memoria” 1969, “La torre” 1977, “Il canto” 1978, “Muoiono i fiori” 1986, “Una notte di vetro” 1987 e infine “Le poesie della bella signora” 1988. Molti altri suoi scritti di poesia e critica sono stati pubblicati da giornali e riviste in Iraq e nel resto del mondo arabo. Il poeta fa parte della generazione dei letterati appartenenti alla scuola della poesia moderna, i suoi scritti hanno un contenuto ricchissimo di vocaboli, di espressioni compatte e significative, e lo stile dominante nei suoi lavori è quello della poesia libera.

Amore

Dissero di lui: era un uomo morto …
ma tornò, dopo aver toccato il suolo della tomba …
tornò, ed andò a coltivare gelso e palma
solitario nella sua terra … rapito dal paradiso.

Guardava il sole e sorrideva,
tirava l’acqua del fiume con le mani …
e rideva, racchiudeva la polvere,
avvicinava il suo viso ad essa ….. e ridendo brontolava.

Stringeva il raccolto e lo copriva di baci
innalzava la testa verso l’orizzonte …. verdeggiante …
e gli sorrideva ….rideva

Un giorno, era come un fanciullo,
e dalla fessura di casa sua
porgeva il palmo della mano al sentiero
per ottenere la pioggia e rideva ….. rideva
ma quando mi vide esultai … egli rideva.

Trascorse un anno dopo l’altro… e quando ritornai
non c’era più nel campo e nel sentiero
non si menzionava più il suo nome
mi dissero che era morto …
mentre l’orizzonte rannuvolava .

In entrambe le mani
stringeva un pugno della sua terra
e piangeva … piangeva … piangeva

La nuvola della modernità

Solo nella modernità ….
una grande elegia di pietra …
mi dissolvo tra i suoi sentori,
cammino su avvenimenti vissuti
un destino di pelle indurita …
e riposante sopra un’altro destino

Una città , questo anche è un mondo,
accoglieva allegria, premura, amore
e l’attesa che venisse la pioggia … ,
non è altro, che un cielo libero … ma fuori,
non si ravvisano che mura.

Modernità …
simile ad una donna, che
si abbandona al suo destino fuggente,
preferendo morire spoglia senza ispirazione,
il suo sguardo sfiora la mia anima,
il suo volto straripa d’amore
e il suo tormentato sorriso
è sonnecchiante intorno ad una pietra.

Con la modernità, la terra rimane
senza acqua e senza sangue
senza gloria e senza dolenza,
somigliante ad un silenzio grigio,
dalle razzie si ereditano solamente pietre .

Osservo questa donna che morì di sete
ma ci lasciò un sorriso sconfortante
osservo questa pietra, essa era un uomo
dalla cui anima risplendeva una fiamma.

Contemplo il tempo …
il suo segreto è radunato nel silenzio ….
Penetrando nei sassi … lacerandoli uno dopo l’altro,
trascino il mio passo fuori dal tempo
ma in fondo all’orizzonte una piccola nuvola,
senza avvertimento mi conduce da tempo .. nel tempo.

Quel muro è il confine della modernità
da cui il sole si allontana…., ma che rimane retto
anche se il vento continua a sbriciolare il suo versante.

Alcuni uomini restarono a scrutarmi senza parole
i loro volti erano di pietra
i loro abiti erano di pietra
le loro spade e le loro voci erano di pietra.
non avevano più la forza per esasperarsi
si fermarono tutti …
ma rimase libero
il vento solamente …
a squarciare la modernità.

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