giovedì 19 settembre 2013

Lingue e letterature dell’antico Iraq .Mesopotamia

Lingue e letterature dell’antico Iraq .Mesopotamia
L Mesopotamia è la culla della scrittura che si riteneva fosse un dono degli dei agli uomini. Secondo un antico mito sumerico, sarebbe stata la dea dell’amore, Inanna, a strappare al dio della saggezza, Enki, il segreto della scrittura, approfittando di un suo momento di ebbrezza, e a portarla nella proprio città, Uruk. Secondo un altro tradizione, la civiltà, insieme alla scrittura, sarebbe stata diffusa tra gli uomini da mitici esseri anfibi, gli apkallu, forse creature di Enki, signore delle acqua. Da Uruk, secondo il poema intitolato “Enmerkar e il Signore di Aratta”, l’uso della scrittura sarebbe poi stato esteso anche al resto del mondo. Questi miti trovano conferma nelle ultime scoperte archeologiche. Sappiamo che il cuneiforme nacque probabilmente a Uruk tra la fine del IV e l’inizio dei III millennio, e che da Uruk fu esportato in tutto Sumer e nelle aree limitrofe. Questo sistema di scrittura, detto cuneiforme per l’aspetto caratteristico dei, rimase in uso fino agli albori dell’ era volgare.
La lingue sumerica sopravvisse ai sumeri stessi. Infatti si estinse la lingua parlata alla fine del III millennio, ma restò come lingua culturale e sacra nelle scuole mesopotamiche, ormai babilonesi e assire, fino alla fine del I millennio. In lingua sumerica ci è stata tramandata una letteratura quando mai ricca e variegata: non solo testi economico-amministrativi (che ne costituiscono comunque l’assoluta maggioranza) ma anche epistole, testi scolastici, scongiuri, codici di leggi e sentenze, preghiere e inni, miti, poemi, e cosi via.
Nel corso di più di tre millenni in cuneiforme furono messi per iscritto i documenti delle più svariate lingue attestate nell’area della Mezzaluna fertile: innanzitutto il sumerico e l’accadico.
Accadico è il termine con cui si designa la lingua semitica degli antichi abitanti della Mesopotamia tra la fine del III millennio a.C. Le sue due diramazioni più importanti sono l’assiro e il babilonese, parlati dalle due omonime popolazioni semitiche. In realtà, l’impiego della lingue accadica va oltre la durata e l’estensione geografica della civiltà assiro-babilonese. Infatti, le prima consistenti testimonianze scritte della lingue accadica risalgono all’epoca della dinastia ai Accad.(seconda metà del III millennio), fondata da Sargon il Grande. Inoltre, l’accadico sopravvisse anche alla fine dell’egemonia assiro-babilonese in mesopotamia, vale a dire alla caduta di Ninive prima (612) e di Babilonia poi (539 a.c), e continuò a essere usato nelle cancellerie d’epoca persiana e seleucide, quando ormai altre lingue (in primo luogo l’aramico e il greco) si erano venute affermando nell’area. Anche per quando riguarda l’estensione geografica, l’espansione dell’accadico fu un fenomeno più rilevante di quella degli eserci babilonesi e assiri. Anzi, a partire dalla metà del II millennio, l’accadico divenne una sorta di “lingue franca” di tutto il Vicino OrienteAntico, dall’egitto, alla siria-Palastina, alla Antatolia e a tutta la periferia circum-mesopotamica.
Queste lingua ci ha tramando una letteratura vasta e varia: testi economico-amministrativi, documenti politici, giuridici, storici, le iscrizioni reali dei sovrani assiri, composizioni teologiche, religiose e culturali, inni, miti, poemi. Tra le moltissime opere vanno menzionati veri e propri capolavori della letteratura mondiale: in particolare l’ Epopea di Gilgamesh, Il Grande Saggio (una sorta di Noè babilonese) e l’ Enuma Elish o Poema babilonese della creazione.
Inizialmente la scrittura si presentava sotto forma di disegni e numeri, poi cedette il posto a combinazioni di segni. Naque cosi la scrittura cuneiforme che deve il nome alla forma della traccia lasciata sull’argilla umida dalla canna, utilizzata come mezzo di scrittura. Poi la tavoletta veniva lasciata asciugare e indurire.
Originariamente i sumeri utilizzavano la scrittura per tenere i conti delle vendite e degli acquisti di merci quali grano e bestiame. Più tardi i sovrani utilizzarono le tavolette di argilla come registro delle proprie e successi e anche delle proprie iniziative edilizie. Volevano assicurarsi che gli dei, e evidentemente anche i sudditi , sapessero esattamente che avevano governato bene, e che i propri nomi sarebbero stati ricordati per l’eternità. Hanno cosi tramandano fino a noi i loro nomi che erano registrati sulle tavolette d’argilla e sulle mura dei palazzi. Gli scribi scrivevano lettere, poemi e storie di eroi.
Verso la metà del 700 a.C. il re Assurbanipal fondò a Ninive una grande biblioteca che conteneva oltre 25.000 tavolette di argilla e gran parte di quando sappiamo della cultura mesopotamica proviene da li.
L’incredibile numero di testi scritti in accadico ( in gran parte su tavolette di terracotta, ma anche su pietra ed altri supporti) ci ha permesso di studiare a fondo la civiltà, lo spirito, la mentalità, la vita dei popoli che via via si sono succeduti nella storia della Mesopotamia antica.
Hammurabi è il sesto re di Babilonia al quale si devono 282 leggi sulla famiglia, sulla città e sul commercio annotate sulla stele nera, una grossa pietra. In precedenza altri regnanti legiferarono , ma il codice di Hammurabi è il più ampio a noi pervenuto.
Per riguarda la produzione letteraria sono ben presenti le composizioni mitologiche ed epiche che riguardano divinità ed esseri semi-divini. In esse troviamo inseriti anche fantastici racconti su temi che ritroveremo nella Bibbia, come la creazione del mondo e dell’uomo, oppure il diluvio. Aspetti biblici sono riscontrabili anche in altre composizioni in cui figurano temi quali l’ingiustizia che regna nella terra(cf. Giobbe) oppure il duplice aspetto delle cose (cf. l’Ecclesiaste).

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