martedì 24 settembre 2013

L'Alfabeto arabo


L'Alfabeto arabo consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare (hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fuṣḥa):
  • a → ا
  • u → و
  • i → ي
In realtà nei vari dialetti ('amma) i suoni vocalici "e" e "o" trovano appieno accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il nome "Muhammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto – ma non in maniera dirimente – mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Spesso si preferisce, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico", comunemente chiamato "arabo letterario". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per l'articolo determinativo arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima consonante che incontra mentre resta invariato con le restanti lettere. Le lettere che assimilano l'articolo sono dette lettere "solari" e sono, ﺕ (ta), ﺙ (tha), ﺩ (dal), ﺫ (dhal), ﺭ (ra), ﺯ (zay), ﺱ (sin), ﺵ (shin), ﺹ (sad), ﺽ (dad), ﻁ (ta), ﻅ (za), ﻝ (lam) ﻥ (nun); quelle che non lo assimilano sono chiamate lettere "lunari" e sono ﺍ (alif), ﺏ (ba), ﺝ (gim), ﺡ (ḥa), ﺥ (kha), ﻉ (ʿayn), ﻍ (ghayn), ﻑ (fa), ﻕ (qaf), ﻙ (kaf), ﻡ (mim), ﻩ (ha hafifa), ﻭ (waw), ﻱ (ya). Si avrà così "ash-shams" (il sole), "ar-rajul" (l'uomo), "an-nūr" (la luce) ecc; mentre si avrà "al-qamar" (la luna), "al-kitāb" (il libro), "al-bint" (la ragazza), ecc.
Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale, con un piccolo tratto obliquo soprastante la "a" (detto fatha), con uno identico ma sottostante la "i" (detto kasra) e con una sorta di piccolo nove, con coda più accentuata, soprastante la "u" (detto damma). Tra i simboli particolari appartenenti alla scrittura araba troviamo:
  • Sukun: è un cerchietto posto sopra una lettera e indica l'assenza di vocalizzazione della lettera stessa.
  • Shadda: un segno simile alla lettera greca "ω" posto in orizzontale sopra una lettera e ne indica il raddoppiamento.
La lingua araba si scrive da destra verso sinistra. Le 28 lettere che compongono l'alfabeto hanno 4 forme differenti a seconda che si trovino all'inizio di una parola, in mezzo, alla fine o isolate. Solo 6 lettere non legano a sinistra con le altre e perciò hanno solo la forma iniziale. Esse sono:
  • Alif: ا
  • Ra: ر
  • Zai: ز
  • Dal: د
  • Dhal: ذ
  • Waw: و
Esistono altri "simboli" particolari che sono costituiti dall'unione di 2 lettere o caratteri:
  • la lam-alif لا nata dall'incontro appunto di una Lam (ل ) e di un'Alif (ا );
  • l'Alif madda (آ) composta da un'alif con una linea ondulata al di sopra ed è come se fosse un'alif seguita da un'altra alif (il suono che rappresenta è una A lunga);
  • l'Alif wasla composta da un'alif con una specie di ricciolo al di sopra di essa; in corpo di frase non viene pronunciata;
  • L'Alif maqsura ( ى ) che ha il suono di una "a" lunga posta in fine di parola.

La frase nominale

La frase nominale è formata da un soggetto e da un predicato. Il soggetto può essere un nome o un pronome, mentre il predicato può essere un aggettivo, un pronome, un nome preceduto da preposizione o anche una frase stessa.
In arabo, fra il soggetto e il predicato non si usa il verbo essere, che è sottinteso. Quindi una frase come "Dove sei?" si tradurrà "Dove tu?" (m. o f.): أﻳﻥ أنت؟ - ayna anta/anti? oppure "Chi è lui/lei?" e "Chi lui/lei?" (من هو؟ - man huwa?).

L'articolo determinativo

In arabo esiste un solo articolo, determinativo, invariabile per tutti i generi e numeri, che è "al-"(-ﺍﻟ). L'articolo si attacca alla parola, di modo che il libro sarà al-kitab(ﺍﻟﻜﺘﺎﺏ).
Le lettere lunari dell'alfabeto, ovvero quelle labiali e gutturali, prendono l'articolo così com'è, mentre tutte le altre lettere, chiamate anche solari, prendono l'articolo con una variante: perdono la Lam dell'articolo e la prima lettera della parola si raddoppia. Esempio: shams = sole, ash-shams = il sole.

Le declinazioni

Anche l'arabo, come alcune altre lingue, ha desinenze per esprimere la funzione all'interno della frase: la ḍamma (ـُ /u/) è la marca del nominativo (caso del soggetto), la fatḥa (ـَ /a/) per l'accusativo, ovvero il complemento oggetto, e infine la kasra (ـِ /i/) per il caso obliquo (per tutti i complementi diversi dal complemento oggetto). In particolare, il caso obliquo è importante per la costruzione dello stato costrutto, quello che funge da complemento di specificazione. Esempio: "il libro del ragazzo", kitābu al-waladi, in cui il primo termine, ossia "il libro", non prende mai l'articolo pur essendo determinato e al caso nominativo (notare la -u a fine parola), mentre il secondo termine, "del ragazzo", prende l'articolo e il caso obliquo (notare la -i). In una catena di casi obliqui, ad esempio "il libro della figlia del maestro", solo l'ultimo termine prenderà l'articolo: kitābu binti al-muʿallimi, "Il libro della figlia del maestro". Per esprimere invece l'indeterminazione in arabo si usano sempre le 3 vocali già citate ma raddoppiate (es.ـُ damma, al nominativo indeterminato, sarà scritta ـُـُ). La pronuncia non sarà più "u" ma diventerà "un" (lo stesso vale per fatḥa ekasra, che rispettivamente saranno lette "an" e "in"). Il fenomeno del raddoppiamento vocalico a fine parola si chiama "nunazione" (termine per sottolineare il raddoppiamento della "nun" ( ﻥ ) e che in arabo è chiamato tanwīn, per indicare appunto il "rafforzamento della "nūn" (la lettera araba equivalente cioè alla "N"). In arabo l'aggettivo segue sempre il nome e ne segue genere, numero e caso (es. una bella casa=baytun jamīlun, mentre la bella casa=al-baytu al-jamīlu). Nella lingua parlata e nelle forme dialettali di arabo il sistema di declinazione non viene evidenziato.

Il verbo

La radice del verbo arabo (e da cui nascono poi i rispettivi avverbi, sostantivi ecc...) è di solito formata da 3 lettere (trillittera). Ad esempio da verbo ﻛﺘﺐ (kataba, scrivere) è nato ﻜﺘﺎﺏ (kitāb, libro: notare sempre la radice KTB).
Come in altre lingue anche in arabo esistono dei verbi irregolari, che si formano quando nella radice trillittera vi sono la semivocale ﻭ o ﻱ (o anche entrambe) che darebbero una pronuncia cacofonica (un cattivo suono-dal greco κακός, cattivo e φωνή, suono) se precedute e/o seguite dalle desinenze verbali. Quando un verbo irregolare ha ﻭ o ﻱ all'inizio il verbo si dice 1° debole o assimilato; se al centro si dice 2° debole o concavo e alla fine 3° debole o difettivo.
Il verbo arabo possiede solo due modi, cioè perfetto e imperfetto:
  1. Il perfetto indica ogni azione che si sia svolta nel passato: ha solo il modo indicativo;
  2. L'imperfetto indica un'azione che si svolge/che si sta svolgendo/che avrà luogo in futuro. Ha il modo indicativo, il congiuntivo, l'imperativo, l'infinito sostantivato (maṣdar), il participio attivo/presente sostantivato (ism al-fāʿil,letteralmente "nome del facente"), il participio passivo/passato sostantivato (ism al-mafʿūl; letteralmente "nome del fatto") e il condizionale - iussivo (una specie di esortativo negativo).
La coniugazione regolare si rifà al modello del verbo ﻓﻌﻝ (faʿala, fare).
Lo stesso maṣdar di faʿalafiʿl (letteralmente "il fare") significa VERBO, poiché FARE indica una qualsiasi azione generica.

Cenni di fonologia

La pronuncia dell'arabo si differenzia notevolmente nei vari Paesi in cui è parlato e anche all'interno di essi. Esiste però una forma considerata standard, chiamata arabo moderno standard. In questa forma la lingua araba comprende 5 fonemi vocalici e 28 consonantici:
  • Nota: tutti i simboli indicati tra due barre rappresentano suoni IPA (Alfabeto Fonetico Internazionale).
  • Suoni vocalici
    • vocali semplici: / i /, / u /, / a /  (tutte con suono corto o lungo)
    • dittonghi: / aj /, / aw /  (simili ma non uguali ai dittonghi ai e au)       
    • Quasi tutte le consonanti possono essere corte o lunghe (geminate). La pronuncia enfatica si realizza avvicinando la parte posteriore della lingua alla faringe.
      Nell'arabo ufficiale standard non esistono i suoni vocalici / o / ed / e / e i suoni consonantici / p /, / v / e / ʧ / (c di cera), se non in alcune parole importate da altre lingue.

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