giovedì 19 settembre 2013

La Letteratura irachena moderna


La Letteratura irachena moderna الادب العراقي الحديث
Verso la meta del XIX secolo, il rinnovato contatto con l’Occidente imprime una svolta al mondo culturale arabo che, sollecitato da nuove esigenze e da nuove esperienze, dà vita a una produzione letteraria originale, ricca e valida. La letteratura irachena si ispira alle antiche opere arabo-islamiche cercando però un proprio modo di espressione e di contenuto. Viene introdotto il verso libero in poesia e nasce il racconto moderno”qassida”
In Iraq il mercato dei libri è straordinario vivo e vi è una grande richiesta di opere proveniente da tutto il mondo arabo. E, come in tutto il mondo arabo giornali e riviste rappresentano il mezzo principale della giovane letteratura. All’inizio del Novecento, sono pubblicati traduzioni soprattutto di opere tedesche e inglese, ma anche racconti ispirati a le mille e una notte, scritti in prosa rimasta, molto tradizionali. Le intenzioni sono moralizzatrici e pedagogiche, sulla linea dei principi riformatori del periodo.
Mahmud Ahmed al Sayyid (1903-1937) con per il matrimonio (1921) è il pioniere del romanzo iracheno e recepisce i precetti islamici e le idee socialiste diffuse egiziane e sostiene che le ineguaglianze sociali provengono dall’abbandono dei principi islamici. Il romanzo diventa più politico in Nel Medio Eufrate (Fi ‘l Furat al awsat) (1931) dove L’autore al Qatifi descrive gli eventi sopravenuti sotto l’occupazione britannica e le insurrezioni nazionaliste in Iraq. Dall’analisi dei romanzi dell’epoca emerge con chiarezza l’importanza di portare avanti la propria posizione ideologica a scapito della ricerca estetica e il romanziere si considera uno storico nel riproporre la realtà.
La produzione poetica, che nei secoli precedenti era rimasta fedele sia nella forma che nel contenuto all’antica traduzione abbaside, avverti le sollecitazioni delle esigenze dei tempi moderni e si rinnovò profondamente.
La poesia moderna irachena raggiunge un rapido sviluppo ma oltre all’amore e alle riflessioni sulla vita, tratta degli avvenimenti politici del paese. Domina la poesia neoclassica, di tipo realista, patriottica e sociale. E riflette la profondo amarezza degli iracheni per la posizioni di secondo piano cui è relegato il paese, già sede della più illustre civiltà araba. Solo il ricordo del glorioso passato può incitare gli uomini moderni a superare le presenti difficoltà politiche e sociale e riportare la loro terra all’antico splendore.
È un periodo di importante sviluppo letterario, con nomi prestigiosi come jamil Sidqi al Zahawi (1863-1936), poeta originale e pioniere dell’emancipazione femminile; Ma’ruf al Rusafi (1875-1945) esprime lo scontento del presente rimpiangendo il glorioso passato e con i suoi versi patriottici attacca aspramente la monachia; Dhu’l Nun Ayyub (1908-1988) è tradotto in molte lingue straniere; Muhammad mahdi al Jawahiri (1899-1997) considerato il discendente spirituale del grande al Mutanabbi, soprannominato secondo l’antica tradizione araba “L’emiro dei poeti” per la sua bravura nella poesia tradizionale “qasida”.
Dopo le seconde guerra mondiale, la poesia araba si avvia verso un’ulteriore modernizzazione dello stile e del contenuto . La nuova poesia è caratterizzata del ricorso al simbolismo ed è conseguenza della situazione politica e sociale per cui la mancanza di libertà incoraggia l’impiego dei simboli, grazie ai quali poeti esprimono il loro malcontento per la situazione politica e sociale del paese e la speranza di vedere la patria rinascere. La poesia impegnata è rappresentata soprattutto da Bader Shaker al Sayyab 71925-1964) uno dei maggiori lirici della scuola moderna prematuramente scomparso; ‘Abed al Wahhab al Bayyati (1926-1999) che abbracciala causa degli oppressi e vissuto in asilo; Shafiq al Kamali (1929-1984) giove poeta della rivoluzione irachene; Nazik al Mala’ika (1923-1995) una delle più importante poetesse arabe che usa il vesro libero in un sottile equilibrio tra il nuovo e l’intoccabile.
Gli scrittori iracheni sono quyasi tutti impegnati in una corrente di “realismo” socialista” Il più fecendo el il più innovatore dei romanzieri iracheni è ‘Abd al Rahman Majid al Rubay’i (19399 che inizialmente applica la scrittura realista e poi passa a tecniche di non logica, sotto l’influenza della letteratura occidentale. Jafar al Khalili (1904-1985) è il creatore del racconto iracheno moderno; Gha’ib Tu’ma Farman (1927-1990) descrive lo sfruttamento del popolo, umiliato nei suoi diritti e dignità. Descrittivo e drammatico ha un grande successo ma limitato all’Iraq perché i dialoghi in dialetto impediscono di affermarsi negli paesi arabi. Non utilizza invece il dialetto ‘Abd al Malik Nuri (1921), laureato all’università americana di Beirut, nel romanzo Il canta della terra (1954).; Shakir Khasbak (1930) è un po’ il simbolo delle traversie di tanti intellettuali iracheni, delle speranze di una generazione che, dopo la rivoluzione del1958, riteneva possibile fondare una nuova socità egualitaria e di fraternità tra tutti gli elementi della nazione irachena. Khasbak si segnala per i suoi scritti realistici, imbevuti di fini politici e sociali, e ottiene cosi una certa popolarità al di fuori dell’èlite intellettuale. La sua prima raccolta di racconti Lotta (19489 poi pubblicò Tempi nuovi (1951), Una vita crudale (1959). Gli stranieri (1965

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