giovedì 19 settembre 2013

La Calligrafia Araba


Nella terra dei due fiumi Tigre e Eufrate, tra le città di Kufa e Baghdad nacquero le più sublimi creazioni calligrafiche, esempi di un’arte ancora oggi viva e creativa.

La Calligrafia Araba “ arte dello scrivere “ non è un fatto universale. Molti popoli la trascurano, per altri invece, è un’arte sublime. I calligrafi arabi pensano che la loro arte sia una geometria dell’anima che si esprime attraverso il corpo della lettera scritta; essi vogliono introdurre con la calligrafia una “Civiltà del segno”, diffondere quest’arte presso le altre culture e affidarle un posto d’onore. Ma per il mondo arabo la calligrafia, oltre ad essere la regina della arti, è anche legata al Corano. Dalla descrizione magica alla realtà. La calligrafia araba deriva da un’invenzione grafica elaborata lentamente, prima e dopo la comparsa dell’Islam e che si riallaccia a una trascrizione laboriosa e rispettosa del Corano. Fu nel IX secolo che Ibn Muqla ne trascrisse il codice.
I primi stili calligrafici dal inizi dell’Islam mostrano una doppia origine della calligrafia. La prima variante, KUFI, il “Cufico” è una scrittura angolosa, di carattere ieratico e monumentale, riservata inizialmente per la trascrizione del Corano o dei testi di grande valore religioso o letterario, nata nella città di Kufa in Iraq fondata nel 638 d.C. Invece la seconda NASKHII, tipologia è caratterizzata da tratti tondi, corsivi e stenografici, infatti questa variante era utilizzata dagli scribi per inviare missive e documenti d’uso corrente. Fu l’Iraq la patria della calligrafia. Dalla scrittura di Kufa a quella di Baghdad dove la calligrafia raggiunse la perfezione, grazie allo sviluppo della civiltà in questa città, metropoli dell’Islam e centro della dinastia araba.

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