giovedì 19 settembre 2013

Il Museo Nazionale Iracheno


المتحف الوطني العراقي Il Museo Nazionale Iracheno
Motto più appropriato non poteva essere associato all’Iraq Museum di Baghdad”il sapere e la giustizia hanno avuto origine in Iraq”.Percorrere le sue sale rappresentata un viaggio nella storia dell’evoluzione della civiltà umana : è infatti nell’anticita Mesopotamia ,come i Greci chiamarono il territorio tra i due fiumi Tigre ed Eufrate corrispondente all’Iraq attuale, che ebbero luogo alcuni dei passi più importanti del cammino dell’umanità, dalla nascita della città all’introduzione della scrittura, dell’istituzione del diritto agli studi di matematica e astronomia.
La collezione del museo copre un arco cronologico che va dalla preistoria fino al periodo islamico. Il suo primo nucleo si era venuto a formare nel 1923, in una stanza dell’ edificio serai nella zona est di Baghdad, grazie anche all’impulso dell’assistente del commissario britanico, Gertrude Bell. Era orma passato più di un secolo da quando l’inglese C.J.Rich, residente a Baghdad per conto delle autorità del suo paese,aveva esplorato una serie di siti archeologici, fra cui Ninive e Babilonia, raccogliendo una collezione di oggetti e testi cuneiformi che, venduta poi al British Museum, costitui il primo lotto di quella che sarebbe divenuta una delle più importanti collezioni d’arte mesopotamica al di fuori dell’Iraq.Una delle più importante ma non l’unica,del momento che solonel 1924 venne promulgata la prima legge di salvaguardia delle antichità nazionale, che impediva alle missioni archeologiche straniere operanti in Iraq di portarsi via tutti i reperti degli scavi e stabiliva che metà degli oggetti dovessero andare al museo appena fondato. La missione inglese attiva in quegli anni a Ur, diretta da Sir Leonard Woolley, fu una delle prime a essere sottoposta alla nuova normativa. Fu tuttavia solo alla fine del mandato britannico in Iraq1931 che una legge vietò qualsiasi esportazione di materiale archeologico dal paese ; grazie ad alcuni emendamenti successivi, fu ancora consentito alle istituzioni straniere di ricevere una parte dei ritrovamenti , cosa che venne nuovamente e definitivamente impedita nella legge di tutela del 1969. Nel frattempo la continua crescita della raccolta aveva portato allo spostamento del museo in un edificio a se stante nella Ma’moun street, dove rimase fino alla costruzione della sede attuale nel quartiere Salhiya a Baghdad ovest. Il progetto per questo nuove edificio, realizzato nel 1932 da un architetto tedesco, fu più volte ripreso e abbandonato: i lavori, aveva nel 1957 , furono portati a compimento nel 1963, anno in cui iniziò il trasferimento nell’edificio non solo del museo ma anche della direzione generale delle antichità completato nel 1966.
Le nuove sede, accessibile attraverso la riproduzione di una porta di cittadella assira, si articola su due piani disposti intorno a un cortile con giardino , La disposizione museografica segue un andamento cronologico dalla preistoria fino all’età islamica, con una suddivisione dei reperti in sei grandi sezioni, distribuite in varie sale :preistoria, sumerica, babilonese, assira, di Hatra, islamica.
Gli eventi drammatici della storia recente dell’Iraq hanno lasciato segni irreparabili anche sulle testimoniaze della stroria più remota: le tracce delle antiche civiltà della Mesopotamia conservate nel museo hanno rischio di venire cancellate in buona parte dall’infuriare degli avvenimenti. Quando nell’aprille del 2003, dopo l’ ingresso delle truppe statunitensi a Baghdad, si diffuse la notizia dei saccheggi compiuti da ignoti nelle sale dell’Iraq Museum, voci autorevoli del mondo della cultura denunciarono il grave rischio di perdita di una parte significativa e insostituibile del patrimonio dell’ umanità. La immagini dei portoni d’ingresso forzati, delle vetrine vuote, degli oggetti più pesanti da trasportare abbandonati in condizioni deplorevoli sul pavimento nella foga della razzia fecero rapidamente il giro del mondo. Fu impossibile, sul momento, quantificare con precisione i danni, anche in seguito alla devastazione dell’archivio; del resto, solo un catalogo cartaceo degli anni settanta descriveva dettagliatamente i reperti conservati nel museo. Dopo qualche tempo, per fortuna, si appurò che gli oggetti più noti e preziosi erano stati preventivamente messi in salvo: l’elmo d’oro del re Meskalamdug, cosi come le teste bronzea di un sovrano accadico, mirabili opere risalenti al III millennio a.C., erano stati trasferiti infatti nei sotterranei blindati della Banca Nationale. Altri capolavori inizialmente dati per persi, come lo splendido volto femminile in avorio della cosiddetta”Monna Lisa” di Nimrud o il vaso rituale di Uruk, ricomparvero poi nel Museo, dopo essere stati provvisoriamente trasferiti altrove. Purtroppo non sebrano essere stati pochi i danni subiti dagli oggetti più fragili. La lira di Ur, uno strumento musicale conservatosi per quasi cinque millenni, è stata danneggiata nel tentativi di privarla delle decorazioni d’oro; fortunatamente, la protome aurea di toro che abbelliva il lato anteriore della liraera stata rimossa per precauzione e messa in salvo separatamente .

La scomparsa dei dati dell’archivio museale rende tuttora difficile la stima definitiva delle perdite; sembrano comunque mancare all’appello oltre12.000 oggetti, fra i quali deve purtroppo annoverarsi anche la collezione di circa 4800 sigilli cilindrici, che bene illustravano l’ assai avanzato sistema mesopotamico di gestione controllata dei beni e delle proprietà. Già durante la guerra del Golfo del 1991,più di quattromila oggetti custoditi in vari musei iracheni erano andati perduti, ma all’ epoca rimasero intatti quelli del grande museo della capitale, lugo per eccellenza della memoria storica del paese, che riapri i battenti nel 2000, nonostante le enormi difficoltà economiche e organizzative. Dopo gli eventi del 2003, sforzi ancor maggiori sono stati compiuti dalla comunità internazionale per salvare il patrimonio, proteggendo, recuperando e restaurando gli oggetti. Si auspica ora che nella terra che fu la “culla della civiltà”, il Museo, attraverso i suoi capolavori sopravvissuti per millenni e scampati alla furia del tempo e delle guerre, possa tornare a parlarci ancora di quel passato lontanissimo, illuminando cosi il presente.

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