lunedì 23 settembre 2013

Bashshar Ibn Burd


"Celo la solitudine agli ospiti con gioia. Le solitudini che prima non amavo, nascoste nel mio animo adesso, le tengo a dialogare con me stesso."

(Bashshar Ibn Burd, poeta iracheno, epoca abbaside)
"Celo solitude guests with joy. The solitudes that loved her, hidden in my mind now, I would like to converse with myself. "


(Bashshar Ibn Burd, Iraqi poet, Abbasid era)

Nella letteratura satirica del tempo dei primi califfati 

arabi, si diceva che i beduini e in 

definitiva tutti gli arabi, considerati comunque discendenti di quei rozzi abitanti del deserto, 

avessero abitudini alimentari selvagge, come cibarsi di lucertole, di scorpioni, di carne di 

cane e d’asino, di insetti, ecc.. Si denigrava la loro cultura mentre affermavano il loro 

potere. 

Il poeta persiano Bashshar Ibn Burd (m.783), grande poeta dell'epoca, nato a Bassora 


(Bosra), cieco, famoso per bruttezza, mala lingua, stile cinico, edonismo, e per l'andar per 

donne, dice:

Nei nostri tempi gloriosi, noi mangiavamo pane bianco e bevevamo in coppe d’argento e 


d’oro (…) Voi, di notte, andate a caccia di topi e di porcospini. Invidiate l’uomo che 

arrostisce un camaleonte …

Quanto a quelli, fieri di se stessi, replicavano rilanciando con storie come quella del beduino 


che si delizia con un pezzo di grasso di asina selvatica, inserito a mo’ di sandwich tra due 

datteri, grossi come "lo zoccolo di un giovane cammello nato in primavera", o come quella 

del poeta Abu al Hindi, che proclama in un poema culinario–nazionalista che "nulla vale una 
vecchia lucertola", che le uova di quella bestiola costituiscono il cibo degli autentici Arabi e 

che "il budino di riso" e quei grossi pesci che avete voi (i Persiani) "lo fanno stare male", 

ecc..

Un piccolo epilogo: Bashshar morì giustiziato perchè accusato di mazdeismo (la religione 


persiana, ovviamente eretica entro il contesto musulmano); forse i suoi sfottò contribuirono.

Poesia e notizie sulla guerra gastronomica tra persiani e arabi, in L'islam a tavola, Lilia 


Zaouali, Laterza, 2007. 

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Altre due poesie di Bashshar ibn Burd

Se tu vedessi l'amata mia, quando lascia cadere


le vesti color del cartamo, di zafferano,


diresti che sia argento bianco nell'oro.


O bellezza d'argento, sciolto in liquido oro.

Da angolo della poesia in facebook

Celo la solitudine agli ospiti con gioia.


Le solitudini che prima non amavo,


nascoste nel mio animo adesso 


le tengo a dialogare con me stesso.


Da amo la poesia

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