giovedì 19 settembre 2013

Archeologia e Bibbia in Iraq

Le rovine mesopotamiche testimoniano un passato remoto e ci riconducono alla storia sacra, alle rivelazioni del Dio unico dai tempi di Adamo attraverso la presenza  e predicazione nella storia dei profeti: noè, Abramo, Ezechiele, Daniele, Giona e altri ancora tramandati dall’ Antico Testamento.
I testi dell’ Antico Testamento hanno mantenuto vivo e intesto il legame religioso, etico, storico ed estetico tra gli abitanti dell’Occidente e le civiltà mesopotamiche ormai scomparse: la mesopotamia della Ur dei Caldei, con Abramo e il profeta Daniele, L’Assiria dell’implacabile Sennacherb devastatore della Palastina,La Babilonia dello spietato Nabucodonose II distruttore di Gerusalemme, del  suo tempio e delle sue mura, e la Persia dei clementi Ciro il Grande e Cambise, che avrebbero messo fine alla cattività e all’esilio babilonese (Matthiae,2005: 10)
Queste legame con l’Antico Testamento ha condotto gli europei a percorrere quelle lontane contrade alla ricerca dei siti babilonesi e assiri citati nella Bibbia. L’esplorazione archeologica sulla base delle fonti dei testi sacri ebbe un grande impulso nell’Ottocento e portò alla scoperta di Ninive, nimrud e Khorssbad nei pressi di Mosul; nella mesopotamia meridionale di Babilonia, Ur, Uruk e nell’’area di Bassora al sito di Telloh e quindi alla scoperta della civiltà sumerica. La scienza archeologica moderna ha quindi un debito di riconoscenza verso queste indagini.
In Iraq abbiamo regioni che, dopo aver raggiunto nell’ antichità
un alto livello di sviluppo e un forte densità di popolazione, sono decadute. La pianura mesopotamica è per eccellenza il paese dei  tell; monticoli emergenti sul piano di campagna,costituiti dagli accumuli delle rovine di località distrutte nelle epoche passate: attraverso gli scavi archeologici è possibile datare a ritroso la stratificazione delle popolazioni nei diversi periodi, dai più recenti (in superficie) ai più antichi (in profondità). Mutamenti anche molto forti possono essere intercorsi nel tempo: la ripartizione geografica del popolamento antico rivela in mesopotamia una precoce espansione della vita agricola in aree oggi desertiche.
Le storie attestate dalle fonti delle antiche civiltà mesopotamiche sulle inondazioni sono straordinariamente simili alla vicenda biblica dell’ arca di Noè. Alcuni villaggi nell’area di Mosul portano il nome di Noè poiché secondo la tradizione locale il patriarca Noè avrebbe percorso la regione dopo il diluvio ( Mèrigoux,2000: 198). Vi sono inoltre coincidenze fra i testi  sacri musulmani e ebraica: Secondo il Corano (XI, 46) L’arca di Noè si arenò in alta Mesopotamia: (( E si posò L’Arca sul monte al – Judi)) ossia il massiccio montuoso  turco che raggiunge i 2714 metri a nord-est della città di Cizre al confine siro- iracheno. L’Antico Testamento menziona che (( L’arca si posò sui monti dell’Ararat))  (Genesi 8,4). La parola Ararat designa l’altopiano armeno, ossia il paese dell’ Urartu. La successiva tradizione armena restringe la denominazione Ararat alla cima più alta dell’altopiano (5156 m.). La tomba di Noè, in tagliata nella pietra e riparata da una volta grandiosa il cui aspetto ne avrebbe dimostrato l’antichità, si tramandava fosse custodita nel convento Dayr Abun, nei pressi della frontiera irachena con la Turchia e con Siria (Fiey,1965: vol. II, 749). Non è rimasto nulla. Si ritiene che Abramo sia vissuto nel primo quatro del secondo millennio, ed è considerato il padre dei popoli israelitico e arabo. Secondo i testi sacri delle due religioni rivelate , nacque nella città sumera di Ur di Caldea, nel sud dell’ Iraq, dove al presente sono visibili alcuni resti identificati dai fedeli con la cosiddetta casa di Abramo . Con la sposa Sara, il patriarca giunse a Harran, a poche decine di chilometri più a sud dell’odierna Urfa (Genesi 11, 31). Qui il Signore gli ordinò di lasciarla città e di dirigersi verso Canaan, nella Terra Promessa, dove dalla sua discendenza si sarebbe formato il popolo israelitico. L’Ebraismo, il Cristianesimo e L’islam vengono anche dette religioni abramitiche con riferimento alla discendenza comune da Abramo.
Le ziqqurat, i resti più appariscenti dei templi-torri a gradoni della Mesopotamia meridionale sumerica e babilonese, sono state connesse con la Torre di Babile del celebre racconto biblico (Ginesi 11: 1-9) che fu redatto nell’VIII-VII secolo a.C., con sicuro riferimento alla ziqqurat di Babilonia “La casa fondamento del cielo e della terra”. I devoti salivano le scale fino in cima al tempio degli dei.
Dal punto di vista archeologica, la biblica Torre di Babele è identificata nella gigantesca ziqqurat Etemenanki  dedicata al dio Marduk, il mitico fondatore di Babilonia e il creatore dell’umanità. La torre è costruita in mattoni presso il fiume Eufrate L’opera fu iniziata da Nabucodonosor I (XII sec. a.C.) e completata da Nabucodonosor II nel VII sec. a.C. Doveva arrivare al cielo e quindi a Dio. Secondo il racconto biblico, all’epoca gli uomini parlavano tutti la medesima lingua. La torre era anche un simbolo di unità tra gli uomini e dell’umanità con Dio. Ma Dio creò scompiglio nelle gente e , facendo che le persone parlassero lingue diverse e non si capissero più, impedi che la costruzione della torre venisse portata a termine.
Secondo coincidenze fra le fonti bibliche e quelle archeologiche, il re babilonese nabucodonosr II occupò molti territori dell’ impero Assiro, assediò e occupò Gerusalemme, capitale del regno di Giuda nel 597 a.C. Si  impadroni del tesoro del tempio; deportò a Babilonia il re, i suoi cortigiani, il profeta Daniele allora giovanissimo e tutti gli artigiani per un lungo periodo noto come “cattività babilonese”. A seguito di una ribellione, riconquistò Gerusalemme nel 587, distrusse il tempio e le mura della città, e deportò la popolazione a Babilonia.
Ezechiele nacque nel regno di giudea si ritiene intorno al 620 a.C., fu deportato a Babilonia e qui diventò il profeta della speranza. Rincuorò gli ebri in esilio e quelli rimasti a Gerusalemme. La sua predicazione si concentrò sulla ricostruzione della città santa. Si considerava un pastore che doveva vagliare e giudare il suo popolo. Il suo messaggio era che il Dio di Israele non era stato sconfitto e non aveva abbandonato il suo popolo, ma usava Babilonia per punirlo per aver disobbedito alle sue leggi e profanato il Tempio. Accusava gli isaeliti per loro peccati e li invitava alla conversione. Ma alimentò la speranza: il popolo ebraico si sarebbe risollevato dalla sua caduta come un morto che risuscita dalla tomba.
Secondo la tradizione locale, Nabucodonosor II avrebbe fondato Kirkuk, città cara ai fedeli delle tre religioni monoteiste . Qui sarebbe avvenuto l’episodio riportato della Bibbia. Il re fece erigere una statua d’oro e ordinò che venisse adorata. Daniele e i suoi compagni al servisio nella corte Anania, Misaele e Azaria, rifiutarono di obbedire e furono gettati in una fornace col fuoco acceso, ma non furono lambiti dalle fiamme. Nabucodonoror si convinse del miracolo e li liberò (Il libero di Daniele 3: 1-97). In base alla tradizione la “fornace con il fuoco acceso “ sarebbe riconducibile al fuco perpetuo di petrolio che fuoriesce dalla depressione nota come Baba Gurgur a circa due miglia  a nord-ovest della città.
Si tramanda che nella moschea di Nabi Danyal a Kirkuk sarebbero sepolti il profeta Daniele e i suoi compagni. E’ meta di pellegrinaggio, anche se è noto che il sepolcro del profeta è tradizionalmente situato a Susa, in Persia. La moschea di Nabi Danyal sarebbe esistita come chiesa fino al XVIII secolo (Fiey, 1968: vol. III, 52). Fonti storiche del V secolo però non accennano a questa presenza; è perciò evidente che la tradizione del culto non è antica.
Niniva, l’antica città nei pressi dell’odierna Mosul, è legata al profeta Giona che rappresenta una delle figure più popolari dell’Antico Testamento. Non avendo obbedito al Signore che gli aveva ordinato: “Alzati, va’ a Ninive, la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me”, Giona fu inghiottito da un pesce e stesse nel suo ventre tre giorni e tre notti. “ Il Signore parlò di nuovo a Giona e gli disse: (( Alzati, va’ a Nineve la grande città)) “ (Giona 1:2; 3:2) per indurre al pentimento i niniviti. Ninive è cosi assurta a simbolo di città penitente. E Gesù Cristo cita Giona e gli abitanti di Ninive perché, in seguito alla predicazione del profeta, essi fecero penitenza (Matteo 12: 41).
A Mosul i fedeli sono molto devoti a questo profeta: i cristiani hanno costruito una chiesa sul luogo dove Giona avrebbe pregato, gli ebri affermano che la sinagoga di Obadiah fu costruita dal profeta, mentre i musulmani gli hanno dedicato una moschea ritenendo che sia stato seppellito nella città mesopotamica (Joseph, 2000:26).
I documenti neoassiri spesso parlano dei re e degli eventi menzionati nel Vecchio Testamento. Un re assiro, Salmanassar III (858-824), ha scritto della sua vittoria nella battaglia di Qarqar (852) in Siria. Yehu, re d’Israele (842-815), figlio di Omri, deve prostrarsi ai piedi del sovrano assiro. E’ la prima volta che un re d’Israele fa la sua comparsa nella storia di un altro paese. Da questo momento le strade dell’Assiria e d’Israele si sono spesso incrociate . Queste notizie sono riportate nei bassorilievi dell’Obelisco Nero scoperto a Nimrud nel 1846 e che ora è conservato al British Museum a Londra.
Anche il Nuovo Testamento attesta i legami evangelici con il  popolo della Mesopotamia. I popoli di lingue aramaica tengono molto a sottolineare di essere citati negli Atti degli Apostoli. Tra i sedici popoli presenti a Geruslemme il giorno di Pentecoste i primi quattro appartengono all’Impero Persiano: “Siamo  Prati, Medi, Elamitie abitanti della Mesopotamia (…) e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio!2 (Atti degli Apostoli 2: 9-11). I presenti, udite le parole di Pietro, si convertirono  e furono battezzati; essi quindi tornarono  cristiani ai paesi d’origine. Si può quindi ipotizzare che verso l’anno 80, quando furono composti gli Atti, nel mondo greco-romano si sapesse che nelle lontane regioni d’oriente esistevano dei cristiani.

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