domenica 22 settembre 2013

Al Mutanabbi


Solo il pudore trattenne...
Finora il pudore trattenne le mie lacrime,
ora non possono più essere tenute a freno.
Così ogni osso nascosto sotto la pelle
sembra sussultare in un singhiozzo
ed ogni vena sembra gonfiarsi
in una triste cascata di pianto.
Ella era scoperta, non c’era velo.
Solo il pallore la velava all’addio
ed esso modellava nell’ombra le guance
mentre su queste rotolavano le lacrime,
così da apparire di oro intarsiato
con un duplice filare di perle.
Lei perse tre nere ciocche di capelli
e di una notte fece quattro a un tempo,
ma quando levò il suo viso verso la luna
ecco due lune io scorsi a fronte nel cielo.

Al Mutanabbi (915-965) di Kufa con i Diwan è considerato il massimo esponente della poesia araba neoclassica. Trascore la sua giovinezza nel deserto d'Arabia e in Siria. Il suo nome (colui che si vuole fare passare per profeta) ricorda un'avventura giovanile,quando fece credere di aver avuto alcune sacre rivelazioni e fondò una nuova religione, raccogliendo intorno a sé
numerosi seguaci.Fu ben presto messo in carcere dove rimase finchè non manifestò di essersi ricreduto sulle sue idee religiose. Nel 948 si recò alla corte di Aleppo,poi in Egitto, A Baghdad e in Persia a Shiraz. Di ritorno da qual soggiorno, mori in un'imboscata dei beduini. Al Mutanabbi incarna il tipo di giramondo che in quegli anni era diffuso in tutto l'impero, favorito dal sorgere continuo di nuove potenze locali. Usa un linguaggio figurato e immaginifico, ricco di metafore, spesso retorico, divaga nelle iperboli spinte fino al grottesco.


 "Piu dolce del vino vecchio, più dolce del porger le coppe,é l'avventare le spade e le lance, il lanciare un esercito contro un altro. La mia morte nella pugna è la mia vita , giacché ho visto che la vita sta nello scopo che gli animi si prefiggono"... Al Mutanabbi

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