domenica 22 settembre 2013

Al-Hallaj

Per Dio, non sorse sol nè tramontò che l'amor tuo non fu legato ai miei sospiri
nè mi appartai con gente a parlar loro che non fossi tu il mio discorso tra i miei commensali
nè mai ti ho ricordato triste o piagato che non fossi tu nel mio cuore tra le mie ossessioni
nè mi curai di ber acqua dalla sete che non vedessi un'ombra di te nel bicchiere
se potessi venir, verrei correndo sul mio viso o cam
minando sulla testa
o fanciullo del quartiere, se canti per me di giubilo, cantami di dispiacere per il tuo cuor crudele
che c'entro con la gente, quanto mi insultano di leggerezza...la mia religione è per me, la religione della gente per la gente...

Al-Hallaj                                  

"Il Tuo posto nel mio cuore
è tutto il mio cuore.
Non c'è spazio per nient'altro
oltre a Te.
Il mio spirito Ti trattiene
......tra la pelle e le ossa.
Dunque… come potrei perderTi?
Quando cerco di tenere nascosto
Cio che più amo,
è la mia essenza che Lo scopre,
attraverso il mio volto
velato di lacrime."

 Il mio cuore ha occhi che vedono solo te, ed è completamente nelle tue mani. [Al-Hallaj].
al-Hallaj, ossia Abu l-Mughith al-Husayn b. Mansur b. Mahamma al-Baydawi al-Hallaj  (Tur 858 circa –Baghdad, 922)  è stato un mistico .
È una delle figure maggiormente discusse e controverse nel mondo islamico, e del Sufismo in particolare. Ancora oggi la sua vita, la sua predicazione e il suo martirio sono fonte di studio, approfondimento e dibattito avendo rappresentato un momento cruciale nella storia della cultura islamica e uno spartiacque nella storia del tasawwuf Giudicato un eretico  blasfemo, e quindi coerentemente condannato a morte dall'“ordine costituito islamico”, al-Hallaj fu invece considerato dai mistici una guida mistica di grande elevatezza, ingiustamente martirizzata
Nasce verso l'858-9 a Tur,. Si dice che fosse un discendente di Abu Ayyub, il primo Compagno medinese del Profeta.Fino all'età di 12 anni imparò il Corano a memoria e divenne un hafiẓA 16 manifestò precocemente la volontà di seguire i sufi, e iniziò il noviziato presso il maestro Sahl al Tustari.
Ma la sua vocazione non era semplicemente intraprendere la via dell'ascetismo e di una vita appartata, immersa nella contemplazione. La sua volontà era quella di vivere tra la gente, annunciando e predicando l'amore di Dio per le sue creature. Infatti rinuncerà alla veste tipica dei sufi e adotterà l'abito laico per parlare più liberamente al suo prossimo. Il suo apostolato era finalizzato prima di tutto a far conoscere Dio a tutti, carisma che gli conferirà il nome di “al-Hallaj al-astar”, “il Cardatore delle coscienze”. Ben presto raccolse intorno a sé un gran numero di discepoli, di seguaci, devoti a lui e alla sua predicazione. Era un tipo di messaggio nuovo che si staccava dal rigorismo e dal formalismo della Legge religiosa. Viaggiò molto, spingendosi fino in Cina e in India , predicando e meditando lungo la strada. La sua fama però non raggiunse solo il popolo, ma anche le autorità politiche, subito ostili alla sua attività. In quel periodo, durante il califfato degli Abbasidi  , la religione di Stato era il Mutazilismo , che mal sopportava una predicazione e un misticismo che si staccava sovente dal nomismo islamico. Sotto molti aspetti il suo parlare fu considerato eretico e blasfemo, sia dai mutaziliti che dagli sciiti , che lo definirono un impostore e un falsificatore con lo scopo di fomentare la folla contro di lui.
Durante il suo terzo pellegrinaggo a Mecca , fu seguito da una numerosa schiera di fedeli, e questo fornì una giusta motivazione al visir  Ibn Isa, per il suo immediato arresto come sovversivo, rinchiudendolo per nove anni in carcerea Baghdad. Le ostilità continuarono anche dopo il suo rilascio. Gli oppositori cercarono più volte, e con ogni mezzo, di ottenerne la sua condanna, che molti e autorevoli giuristi si rifiutarono però di dare il proprio assenso, dato il silenzio della Legge islamica  circa l'espressione della propria opinione. Infine, dopo ripetuti processi e grazie a un appiglio giuridico, ma soprattutto per una mutata situazione politica, il partito avverso ebbe la meglio e con una ordinanza del califfo al Muqtadir, al-Hallaj venne messo a morte 922 con un supplizio particolarmente crudele. La sua figura è stata sempre circondata da un alone di santità, intesa come particolare vicinanza mistica a Dio. Le sue parole si diceva avessero il cosiddetto “soffio della vita” (dono attribuito anche a Cristo ) in quanto erano in grado di 'creare', di trasmettere idee 'creatrici': ecco perché anche coloro che non le capivano restavano incantati e affascinati, perché erano molto più di semplici parole. Quello che sconvolgeva di lui e che allo stesso tempo suscitava il disappunto del sunnismo  tradizionale,
era il suo amore autentico, assoluto e totalizzante per Dio, la sua volontà di unirsi a Lui e alla Sua volontà, tanto che in uno dei suoi momenti di estasi pronunciò la famosa frase «ana l-haqq», «io sono la Verità» (nel senso che l'unico Vivente è Dio che si manifesta in ogni Sua creatura), a rischio di apparire come un “incarnazionista” (hashwiyya), laddove si trattava semmai di “monismo essenziale”. Diceva che 'la ricerca dell'Unico' doveva avvenire 'attraverso l'amore della volontà e la via della sofferenza'. Più volte avrebbe desiderato il martirio, talora profetizzandolo ma dandogli un significato redentore e accostando così la sua figura a quella di Cristo:
« O musulmani, Dio ha dato il mio sangue innocente per voi! Uccidetemi dunque, (...) uccidetemi, voi ne sarete ricompensati e io ne otterrò il riposo, perché voi avrete combattuto per la fede, e io invece il martirio. Uccidetemi, miei fedeli compagni, è dentro la mia uccisione che c'è la Vita. La mia Morte, è sopravvivere, e la mia Vita è morire »
Tutto il suo pensiero ruotava intorno al rapporto d'amore tra l'uomo e Dio, a cui egli si rivolgeva con parole dolci e familiari come “l'Amato”, “Tu”, “Amico”, mentre la teologia tradizionale non aveva mai parlato della relazione uomo-Dio in questi termini, enfatizzando e incentrandosi maggiormente sulla sua inaccessibilità e la sua potenza, in un rapporto di totale sottomissione. Fu proprio questa sua genuinità d'amore, libera dai formalismi e dalle ipocrisie delle apparenze, a fornire i principali capi d'accusa contro di lui. In merito al grande pellegrinaggio a Mecca avrebbe detto che “quello che conta è girare sette volte intorno alla Ka’ba  del proprio cuore”, sottolineando l'importanza delle intenzioni del cuore e degli atti fatti con amore in un rapporto di unione con Dio piuttosto che l'obbedienza sterile, vuota e solo apparente ai dogmi di fede. Pur avendo compiuto egli stesso per ben tre volte il pellegrinaggio, l'accusa legale che lo portò al patibolo fu quella di “usurpare il potere supremo di Dio”, perché il suo pellegrinaggio tentava di sostituire il pellegrinaggio canonico  a Mecca ordinato da Dio  stesso nel Corano, con uno di tipo puramente spirituale.
Antologia di versi
§  “Il tuo Spirito si è impastato con il mio, come l'ambra con il muschio odoroso.
Se qualcosa Ti tocca, mi tocca: non c'è più differenza perché Tu sei me.”
§  “Ti fa posto il mio cuore tutto intero; lì non c'è spazio per cosa creata, tra la pelle e le ossa Ti trattengo. Che ne sarà di me semmai ti perdo?”
§  “Egli mi ha scelto, avvicinato ed esaltato; mi ha affidato e fatto capire l'intero tutto. Nulla è rimasto nel cuore e nelle viscere, in cui io non riconosca Lui ed Egli me.”
§  “Tu che biasimi il mio amore per Lui, come sei duro! Se sapessi chi intendo, così non faresti. I pellegrini si recano a Mecca e io da chi abita in me; quelli offrono vittime, io offro il mio sangue e la vita. C'è chi gira intorno al Suo tempio senza farlo con il corpo, perché gira intorno a Dio stesso, che dal rito lo scioglie.”
§  “Eccomi a Te , o mio segreto confidente , o mio scopo , o mio senso.(...) Essenza essenziale del mio esistere , o mio linguaggio. Tutto del mio tutto, o me stesso. A Te, da cui il mio spirito è rapito, sospiro”.
§  “O gente, salvatemi da Dio, (…) perché mi ha rapito da me stesso, e non mi rende più a me stesso. Quanto a me, ecco che non c'è più nessun velo tra Lui e me, neppure un batter d'occhio, il tempo che io trovi il mio riposo, in modo che la mia umanità perisca nella sua divinità, mentre il mio corpo si consuma nelle fiamme della Sua onnipotenza: cosicché non ne resti più alcuna traccia, alcun segno, alcuna descrizione”.
Il marttirio
Quando decisero di condannarlo a morte, ricevette un supplizio particolarmente atroce e crudele. Accettò la sua condanna, come un ulteriore modo per testimoniare il suo amore per Dio agli altri. La sua morte è descritta da ‘Attar  come un atto eroico. Quando veniva portato in giudizio, un sufi gli chiese:”Cos'è l'amore?” ed egli rispose:”Lo vedrai oggi, domani e dopodomani”. Fu quel giorno appeso a una croce, tagliato mani e piedi e lasciato lì tutta la notte, bruciato e decapitato il giorno seguente, e le sue ceneri furono disperse nel vento il giorno dopo ancora”.
Questo è l'amore” disse ʿAttar.
Al Hallaj e il Cristianesimo
Molto della sua storia ci riporta alla figura di Gesù Cristo, dal martirio quasi sacrificale profetizzato al tipo di predicazione fervente e carismatica, dalla componente miracolosa all'accostamento fraterno con la gente umile (neanche gli stessi sufi hanno mai accettato l'aspetto 'popolare' del suo operato, rivolto a tutti gli uomini senza alcuna distinzione di elezione) tanto che alcuni musulmani, per il suo forte desiderio di unità con Dio, lo hanno criticato definendolo “segretamente cristiano per aver distorto la rivelazione monoteista in quel senso ”.
Anche la sua frase più celebre e discussa «ana al-haqq» richiama alla mente le parole evangeliche “Io sono la Via, la Verità, e la Vita” .e ancora molte sue “poesie” di unicità e di fusione mistica con Dio, ricalcano spesso i passi in cui Cristo manifesta e rivela la Sua unione ontologica con il Padre (“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre; “Tutte le cose mie sono tue, e tutte le cose tue sono mie” “Come tu, Padre, sei in me ed io in te ,siano anch'essi in noi una cosa sola(...).”Il suo supplizio inoltre ricalca nella forma della crocifissione e nella sua particolare violenza il modello di Gesù. Il Cristo di cui seguì le tracce e a cui si ispirava però è quello del Corano e della tradizione islamica, ma per i musulmani la somiglianza tra le due figure è tanto intensa da portare qualche distratto lettore a considerare al-Hallaj un vero e proprio Cristo dell'Islam.
Ho molto pensato alle religioni, per capirle, 
e ho scoperto che sono i molti rami di un'unica Fonte. 

Non pretendere dunque dall'uomo che ne professi una, 
ché così s'allontanerebbe dalla Fonte sicura. 

È invece la Fonte, eccelsa e di significati pregna, 
che deve venire a cercarlo, e l'uomo capirà. 

Tu che biasimi il mio amore per Lui, come sei duro! 
Se sapessi Chi intendo, così non faresti. 

I pellegrini vanno alla Mecca, ed io da Chi abita in me, 
vittime offrono quelli, io offro il mio sangue e la vita. 

C'è chi gira attorno al suo tempio senza farlo col corpo. 
perché gira attorno a Dio stesso, che dal rito lo scioglie. 

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