giovedì 26 settembre 2013

Proverbi Arabi


  • . Non c'è uomo senza dispiaceri; e se ce n'è uno, non è un uomo.
  • .L'amico si riconosce nel bisogno
  • .Ogni scimmia, agli occhi di suo padre, e' una gazzella
  • .Allunga il passo secondo la grandezza del tuo tappeto
  • .Tutto cio' che e' scritto sulla fronte, viene sempre visto
  • .L' ignorante e' nemico di se stesso
  • .Una sola mano non puo' applaudire
  • .Non gettare la pietra nel pozzo dopo averci bevuto
  • .Il vicino che ti e' prossimo e' preferibile al fratello lontano
  • .Chi scava un fosso con cattiveria, ci finisce dentro
  • .Fai del bene e gettalo nel mare
  •  Chi ha la salute , ha la speranza  e chi ha la speranza, ha tutto.
  •  Chi mangia da solo si strozza in solitudine .
  •   Esamina ciò che vien detto, non quello che parla.
  •   Il frutto della pace  è appeso all'albero del silenzio .
  •   Il genere umano si divide in tre classi: gli inamovibili, quelli che sono mossi, e quelli che muovono.
  •   La bugia non ha che una gamba sola, la verità  due.
  •   Lancia il tuo cuore  davanti a te, e corri a raggiungerlo.
  •   Non bastano tutti i cammelli del deserto per comprarti un amico.
  •   Onesto è colui che accorda il proprio pensiero alla verità . Disonesto è colui che accorda la Verità al proprio pensiero.
  •   Prima di scegliere una casa nuova, scegli il nuovo vicino.
  •   Puoi portare un cammello alla fonte ma non puoi costringerlo a bere.
  •   Se per sfortuna la tua sorte sarà di mendicare , bussa soltanto ai cancelli grandi.
  •   Se ti fermi ogni volta che un cane  abbaia, non finirai mai la tua strada.
  •   Si può vivere senza fratelli, ma non senza amici.
  •   Una mezza verità  è una bugia intera.
  •   Quando un figlio diventa grande, fanne un tuo fratello.
  •   Fai il lavoro  che ami e non lavorerai per tutta la vita.
  •  L'amore  nasce dall'assenza.
  •   L'ira degli amanti è simile alla pioggia di primavera (che dura poco).
  •   Non parlare se quello che ti viene da dire non è meglio del silenzio.
  •  Perché parli se puoi star zitto?
  •  - Dove c'è il ricco, c'è il povero. Ma dove c'è giustizia, là sono tutti fratelli.
  • - Non essere troppo molle perchè ti schiacceranno, non essere troppo duro perchè ti faranno a pezzi
  • - L’uomo più ricco è quello che sa cosa fare il giorno dopo. 
  • - L'uomo è come una palma sulla spiaggia del mare, si agita con il vento della vita
  •   . Per amare bene una persona, bisogna amarla come se dovesse morire domani.
  •    . Lava il tuo cuore come lavi un vestito.
  • . Chi è guercio ha pietà dei ciechi.
  •    . Non c’è uomo senza dispiaceri; e se ce n’è uno, non è un uomo 
  •   . Cinque sono i gradi per giungere alla saggezza: tacere, ascoltare, ricordare, agire, studiare.
  • . Vivi sobrio e sarai ricco quanto un re.
  • . L’uomo più ricco è quello che sa cosa fare il giorno dopo.
  •    . Bisogna che il caso rivolti la formica perché essa veda il cielo.
  •   . La collera di Dio è sempre mischiata alla misericordia.


Proverbi arabi


mercoledì 25 settembre 2013

Casa Di Abramo


La città di Nassiriya è il capoluogo della provincia di Dhi-Qar. È situata a circa 375 chilometri a sud della capitale Bagdad, al centro di una regione agricola nota per la produzione dei datteri . Fondata nel 1870 dallo sceicco Nasir Sadum, è situata sul fiume Eufrate. La città ospita anche uno dei musei più importanti di tutto il Medio Oriente per la sua collezione di reperti sumeri, assiriti e babilonesi. Nelle sue vicinanze sorge il sito archeologico dell’antica città di Ur, l’antica capitale dei Caldei, e, secondo la Bibbio, città natale di Abramo. E nel sito archeologico c’è anche una «casa di Abramo».
“Gli scavi hanno rivelato un importante sito databile al III secolo a.C. ”  “il sito, denominato Umm al-Aqarib , consiste di un luogo per il culto, alcune unità abitative, e circa 600 reperti archeologici, consegnati al Museo Nazionale Iracheno.” I siti archeologici nella provincia di Dhi-Qar, alcuni dei quali stupefacenti, risalgono all’antica Mesopotamia: alcuni appartengono all’età sumerica, altri a quelle accadica, babilonese, achemenide, sasanide o islamica; inoltre è presente la più antica collina rilevante da un punto di vista archeologico, la Al-Obali Hill, risalente circa al 6000 a.C
Il sito è importante nella storia dell’umanità: vi appartengono infatti l’antica città di Ur, il luogo di nascita del profeta Ibraim al-Khalil (Abramo), il luogo del primo Diluvio, il re Ornmo che compose la prima legge della storia, una ziggurat, un cimitero reale che comprende il più grande tesoro al mondo (risalente all’età sumerica), la regina Shaabad, e infine il più antico luogo di culto al mondo.
Della provincia fa parte inoltre il regno di Lagash, il cui leader rivoluzionario Urukagina cancellò le tasse e stabilì che le persone di tutte le classi sociali dovessero avere uguali diritti, e dove la parola ‘Libertà’ fu usata per la prima volta nella storia.
Tra gli antichi sovrani di Dhi-Qar ci fu anche Antmina, il re che decise la costruzione del primo canale artificiale per collegare il fiume Tigri con la città di Lagash, dando così vita al primo progetto di irrigazione al mondo.

martedì 24 settembre 2013

Sinbad il marinario


Durante il regno del califfo di Baghdad Harùn ar-Rashìd, Emiro dei credenti, viveva nella città di Baghdad un uomo chiamato Sindbad il Facchino, il quale era molto povero e per guadagnarsi da vivere portava dei carichi sopra la testa. Ora avvenne che un giorno di gran caldo, mentre trasportava una cesta assai pesante che lo faceva sudare e faticare moltissimo, il povero Sindbad si trovò a passare davanti alla porta di una ricca dimora. La strada davanti alla casa era stata spazzata e innaffiata e dal giardino veniva un delizioso venticello. Vedendo che accanto alla porta c'era una panca, Sindbad depositò a terra la cesta e si sedette per riprendere fiato in quel luogo delizioso. E mentre stava seduto, asciugandosi il sudore e riflettendo sulla miseria della sua condizione, il vento gli portò dall'interno della casa il profumo di cibi squisiti, il suono di musiche e canti, un rumore di voci allegre e scoppi di risa e il cinguettare meraviglioso di uccelli d'ogni specie. Allora Sindbad il Facchino alzò gli occhi al cielo e disse: " Sia lode a te, o Allah, Creatore di tutte le cose, Signore Onnipotente che distribuisci la ricchezza e la miseria. Tu non devi rendere conto a nessuno di ciò che fai ed ogni uomo ha quel che gli tocca. Vi sono quelli, come il padrone di questa casa, che sono agiati e felici, e vi sono quelli che, come me, sono poveri e afflitti! Eppure siamo tutti di uno stesso seme. Ma a me è toccato in sorte portare carichi pesanti e ricevere in cambio solo miseria e afflizione. Scommetto che il padrone di questa casa non ha mai toccato nemmeno con un dito una cesta pesante come questa; eppure, egli si ristora al fresco di questo giardino. La sua sorte assomiglia alla mia quanto il vino assomiglia all'aceto. Tuttavia non credere, Signore, che io mi lamenti. Tu sei Grande, Magnanimo e Giusto. E se Tu governi così il mondo, vuol dire che è giusto che il mondo sia governato così! " Quando ebbe terminato questa invocazione, Sindbad fece per rimettersi in capo la cesta e riprendere il cammino, allorché dalla porta della casa uscì un giovane servo, bello e ben vestito, il quale, presolo per mano, gli disse: " Entra, perché il mio padrone desidera vederti. " Sindbad lasciò la sua cesta in consegna al portinaio e seguì il servo, che lo introdusse in un meraviglioso salone dal pavimento di marmo, coperto di tappeti preziosi, e dove era imbandita una mensa ricchissima. Tutto intorno, su meravigliosi, cuscini, sedevano persone di riguardo; al centro, nel posto d'onore, sedeva un uomo dalla lunga barba bianca e dall'aspetto grave, dignitoso e nobile. " Per Allah! " pensò Sindbad il Facchino, " questo luogo deve essere la dimora dì qualche re o di qualche sultano! "I Poi si ricordò di compiere quelli atti che esige la buona educazione e, dopo avere salutato rispettosamente gli astanti, si inginocchiò davanti al padrone di casa e baciò la terra. Con molta amabilità il padrone di casa gli diede il benvenuto, poi lo fece sedere accanto a sé le lo invitò a gustare cibi e bevande che il povero Sindbad non aveva mai assaggiato in tutta la sua vita. Quando questi ebbe finito di mangiare e si fu lavato le mani, " Sia lode a Dio! " disse e ringraziò tutti i presenti per le loro gentilezze. Come vogliono le buone regole, solo quando vide che il suo ospite si era rifocillato il padrone di casa prese ad interrogarlo: " Benvenuto in casa mia, e che la tua giornata sia benedetta! Ma dimmi, o mio ospite, come ti chiami e che mestiere fai? " " Mi chiamo Sindbad il Facchino, o signore, e il mio mestiere consiste nel portare carichi sulla testa. " Il padrone di casa sorrise e gli disse: " Sappi, o facchino, che il tuo nome è uguale al mio; infatti, io mi chiamo Sindbad il Marinaio. Ora vorrei pregarti di ripetere qui ciò che dicevi poco fa mentre stavi seduto fuori della porta di casa mia. " Allora Sindbad il Facchino si senti pieno di vergogna e disse: " Nel nome di Allah, non rimproverarmi per la mia insolenza! La fatica e la miseria rendono l'uomo sciocco e maleducato! " Ma Sindbad il Marinaio gli disse:

L'Alfabeto arabo


L'Alfabeto arabo consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare (hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fuṣḥa):
  • a → ا
  • u → و
  • i → ي

lunedì 23 settembre 2013

Giuha o Giufà


Giuha vive in un imprecisato paese dell'oriente arabo, all'epoca del grande califfo di Baghdad  Harùn Al-Rashid . Solitamente è rappresentato come un uomo di età media, con lunghi baffi, un grande naso ed una gellaba lunga fino ai piedi, che calzano le caratteristiche babbucce.

Il suo nome deriva da un verbo arabo che significa "deviare dalla retta via", nel senso di non avere un comportamento uniforme e coerente. Giuha, infatti, è allo stesso tempo furbo e sciocco, povero e ricco, sfortunato o baciato dalla fortuna.

Tutte le storie si svolgono in luoghi e scene tipici della vita quotidiana, l'hammam , il suq , il ristorante, la moschea, il tribunale, il palazzo del principe o del sultano. Attorno a Giuha ruotano varie figure che animano le sue storie, e che gli consentono di mettere in moto la sua astuzia e la fantasia. I vicini di casa, i conoscenti ed i suoi amici più stretti rappresentano vizi e virtù dell'animo umano, caratteri e comportamenti dalle mille sfaccettature. Giuha ha anche una moglie dedita al lavoro di casa, ma chiacchierona e pettegola quando manca il povero marito dal quale, almeno, ha appreso saggezza ed astuzia .

Le storie di Giuha sono aneddoti o barzellette dal finale divertente attraverso cui si può cogliere una qualche morale e che hanno, dunque, un intento didascalico e educativo. I comportamenti più frequenti sono l'avarizia e l'avidità, il raccontare bugie, la mancanza d'ospitalità, la sciocca adulazione dei potenti, gli imbrogli in genere.

Presentiamo, alcuni brevi storie di Giuha illustrate, in italiano con testo arabo a fronte. Abbiamo cercato di tradurre in italiano nella maniera più letterale possibile; laddove questo non è stato attuabile, abbiamo inserito delle note a piè di pagina contenenti il senso letterale delle singole frasi.

Il ladro di Baghdad


Ahmed è un ladro spericolato che vive grazie agli abili furti che compie a Bagdad, sua città natale. Un giorno ruba una corda magica, in grado di far scalare a chi la possiede muri di grandissime altezze e la usa per intrufolarsi nel Palazzo del Califfo, per rubare qualche oggetto di grande valore. Così una notte, aiutato da un suo caro amico e complice, Ahmed entra nel Palazzo, dove però s'imbatte nella principessa, di cui s'innamora a prima vista. Il giorno dopo tre principi, pretendenti della principessa, fanno il loro ingresso nella città. Si tratta del Principe delle Indie, uomo ricco ma dall'aspetto arcigno, del Principe della Persia, uomo nobile ma obeso, e del Principe dei Mongoli, uomo potente ma freddo. Nessuno sospetta che quest'ultimo abbia una spia nel Palazzo di Bagdad, ne tanto meno che egli, se rifiutato dalla principessa, abbia intenzione d'impossessarsi con la forza della città.
Vedendo l'arrivo dei tre principi, Ahmed decide di travestirsi da tale, ottenendo tramite dei furti alcuni oggetti che lo aiuteranno nella sua recita, in modo da entrare di nuovo in contatto con la principessa. Egli è così innamorato da essere disposto a rapire la ragazza per stare con lei. La principessa rimane colpita dall'arrivo di Ahmed, innamorandosene e scegliendolo tra i pretendenti come marito. Ma la spia mongola rivela la vera identità di Ahmed, costringendolo a fuggire, e la principessa, disposta ad aspettarlo per amore, decide di prendere tempo, lanciando una sfida ai principi pretendenti: sposerà infatti chi, dopo sei lune, tornerà a Bagdad con il tesoro più raro. Ahmed viene a sapere da un sacerdote l'esistenza di un mistico cofanetto e decide di partire per trovarlo, mentre Khan, principe mongolo, nel lasso di tempo dato dalla principessa, fa introdurre di nascosto alcuni suoi uomini per espugnare al momento opportuno la città di Bagdad.
Comincia la caccia ai tesori e dopo sei lune i principi si incontrano poco lontano da Bagdad: il principe delle Indie ha trovato una sfera di cristallo capace di rivelare ciò che accade in ogni parte del mondo, il principe della Persia ha trovato un tappeto volante, mentre il Principe dei Mongoli ha trovato una mela capace di far resuscitare i morti o guarire ogni sorta di malattia o danno. Quest'ultimo decide allora di ordinare alla sua spia di avvelenare la principessa, in modo da resuscitarla con la mela e in questo modo di avere la sua riconoscenza e quindi un vantaggio per essere scelto come suo marito.
Intanto Ahmed ha trovato, dopo un lungo e pericoloso viaggio fra mostri e altre insidie, due incredibili tesori: un mantello dell'invisibilità e un cofanetto capace di far avverare ogni desiderio espresso. Decide allora di tornare a Bagdad, dove nel frattempo Khan ha eseguito il suo piano: infatti riesce a guarire la principessa, che però scopre tramite la sfera di cristallo l'imminente arrivo di Ahmed, e decide allora di prendere ancora tempo. Ma Khan, stanco di attendere, da l'ordine ai suoi uomini all'interno della città di attaccare e prendere la città: Bagdad è ora in mano ai Mongoli.
Sadakichi Hartmann, il mago di corte
Ahmed, venuto a sapere degli ultimi avvenimenti da un messaggero scappato dalla città, decide di liberare Bagdad dai Mongoli: egli, davanti alle porte della città crea con la magia del cofanetto un enorme esercito di 100000 uomini, che portano i Mongoli alla fuga. Poi s'intrufola nuovamente nel Palazzo, questa volta con l'aiuto del mantello dell'invisibilità. Khan è ormai accerchiato dai nemici e sta per fuggire con la principessa sul tappeto volante, ma Ahmed lo ferma, sconfiggendolo e salvando l'amata. Liberata Bagdad, Ahmed e la principessa volano insieme sul tappeto volante per festeggiare la loro unione.

Il Folle e Layla


« Passo attraverso i muri, i muri di Layla
E bacio questa parete e quest'altra
Non è per le case l'Amore che ha preso il mio cuore
Ma per Colui che in queste case dimora »

Layla e Majnun nota anche come Il Folle e Layla - è una classica storia araba di un amore contrastato. È basata sulla storia vera di un giovane chiamato Qays ibn al-Mulawwaḥ originario del nord della Penisola araba durante il periodo omayyade nel VII secolo. In una versione, egli passa la giovinezza con Layla, sorvegliandone i greggi. In un'altra versione, dopo aver visto Layla, se ne innamora perdutamente. In entrambe le varianti in ogni caso impazzisce quando il padre gli impedisce di sposarla; perciò venne chiamato Majnun-e Layla ,ovvero
Qays ibn al-Mulawwah ibn Muzahim, era un poeta beduino. Si innamorò di Layla bint Mahdi ibn Saʿd, della sua stessa tribù, meglio nota come Layla al-Amiriyya. Presto compose poemi sul suo amore per lei, talvolta menzionandone il nome. Quando chiese la sua mano, suo padre rifiutò perché quel matrimonio sarebbe stato uno scandalo, il cui prezzo sarebbe stato pagato dalla ragazza. Poco dopo, lei sposò un altro.
Quando Qays seppe del matrimonio, lasciò l'accampamento della tribù e cominciò a vagare nel deserto circostante. La sua famiglia disperò in un ritorno e cominciò a lasciargli del cibo fuori dall'abitato. Può talvolta essere sorpreso a recitare poesie da solo, o a scrivere sulla sabbia con un bastone.
Layla si trasferì in quello che oggi è territorio iracheno col marito, dove si ammalò e morì. Qays fu successivamente trovato morto nel deserto nel 688 vicino alla tomba di una donna sconosciuta. Aveva inciso tre versi poetici su una roccia vicino alla tomba, gli ultimi tre versi attribuibili a lui.
Molti altri incidenti minori accaddero nel periodo compreso tra la sua pazzia e la sua morte. La maggior parte delle sue poesie fu composta prima della sua follia.
Fra i poemi attribuiti a Qays ibn al-Mulawwah, ecco un passo riferito a Layla:
« Passo attraverso i muri, i muri di Layla
E bacio questa parete e quest'altra
Non è per le case l'Amore che ha preso il mio cuore
Ma per Colui che in queste case dimora »

Bashshar Ibn Burd


"Celo la solitudine agli ospiti con gioia. Le solitudini che prima non amavo, nascoste nel mio animo adesso, le tengo a dialogare con me stesso."

(Bashshar Ibn Burd, poeta iracheno, epoca abbaside)
"Celo solitude guests with joy. The solitudes that loved her, hidden in my mind now, I would like to converse with myself. "


Adeeb Kamal Ad-Deen


POESIE di

Adeeb Kamal Ad-Deen Poeta iracheno, nato il 1953 a Babele

Divertente, strano e stupendo
ممتع، غريب، مدهش
- 1 -
- “Oh poeta come ti chiami ?”

- “L’uccello”.

- “E poi?”

- “ Il pesce”.

- “Il pesce?”

- “Sì”.

- “Questo si che è divertente!”

- 2 -

- “ Di che colore è il mare?”

- “Il suo colore è fatto di barche e di donne”.

- “E la libertà che colore ha?”

- “ Ha il colore del pane e del sale”.

- “Del pane e del sale?”

- “Sì”.

- “Questo si che è simpatico!”

- 3 -

- “E come scrivi?”

- “Entro nella lettera, e circondo la mia vite con il suo segreto,

piango e mi addormento.

Sogno, deliro, ballo e poi muoio”

Abd al-Wahhab al-Bayyati



Ladro di Fuoco


L'autobiografia del poeta iracheno ‘Abd al-Wahhâb al-Bayyâtî affronta il problema della localizzazione spazio-temporale. L’autore nel far fronte al suo dovere esistenziale verso l’umanità si immedesima nel ruolo del poeta rivoluzionario che ha il compito di rinnovare il mondo dando nuova linfa alle parole, e così facendo intende rinnovare la speranza nella vita. Come Prometeo che ruba il fuoco per illuminare l’umanità. La rivoluzione del poeta si attua su due livelli : il contenuto e la struttura poetica.
L’autore ha dedicato tre opere al genere autobiografico ; la prima è un saggio critico intitolato La mia esperienza poetica 1 (1968), dove spiega l’evoluzione della sua maturazione poetica, e analizza il percorso seguito per conseguire gli attuali risultati in campo poetico. Successivamente ha scritto L’autobiografia del ladro di fuoco2 (1974), che consiste in una raccolta di sette poesie : “Il dolore del lavoro”, “ Il poema della separazione e della morte”, “Il terremoto” (dedicato al poeta marocchino ‘ƒbd al-Latîf La‘bî e alla moglie), “La sinfonia gitana”, “Il Sacrificio” (dedicato a Pablo Neruda), “L’autobiografia del ladro di fuoco”, “La morte sul Bosforo” (dedicata a Nazim Hikmet). La terza opera è la più recente Autobiografia - La chitarra e la memoria, scritta in forma di intervista condotta da ðâmid Abû A|mad.
Dalla lettura delle due opere in prosa emerge con evidenza il desiderio del poeta di spiegare il suo ruolo in questa esistenza. L’unico ricordo che conserva dell’infanzia è la consapevolezza del dolore umano di fronte alla morte, e l’urgenza di salvare l’umanità da questa sofferenza che era anche la sua. Il ricordo della sua esperienza di vita, di quella delle persone che ha incontrato, dei luoghi visitati sono tappe del suo percorso alla ricerca di una risposta esistenziale.
Per percorrere questo cammino rifiuta l’approccio dei poeti tradizionali, il linguaggio retorico e la descrizione statica della realtà. Per presentare la sua visione della vita sceglie il simbolo del viaggio in cui fa confluire le immagini astratte dei suoi ricordi. Come nel celebre dipinto di Picasso, “Guernica “, brandelli di realtà sono sparsi in un disordine apparente lungo le righe dei versi, e compongono il ritmo di una melodia piuttosto che la metrica tradizionale. Si ribella contro lo stile poetico classico, immobile e totalitario, e procede nell’uso di immagini non codificate e ritmi variegati meglio corrispondenti ad una realtà polifonica. Con il suo linguaggio sfida il potere assoluto della poesia tradizionale, nella struttura e nei contenuti, e anche quello della critica convenzionale che strenuamente difende la rigidità degli schemi classici. Bayyâtî crea linguaggi e strutture nuove per esprimere il suo messaggio rivoluzionario ; in tal senso la raccolta poetica L’autobiografia del ladro di fuoco rappresenta al meglio come l’autore vede la sua esperienza di vita ; in essa non vi è discrepanza tra l’uomo e il poeta\eroe, l’uomo che ha scelto di vivere secondo i suoi ideali.
Nella raccolta poetica dedicata a Prometeo, Bayyâti espone la sua concezione del sacro, la cui natura è esclusivamente umana e terrena, e di cui l'uomo/poeta/amante è il vero artefice. Secondo Bayyâtî, la parola poetica può aiutare il mondo a superare i suoi limiti in una fase di transizione epocale come quella attuale.

Yasìn Taha Hafez


Poeta iracheno nato nel 1936 nella città di Bagdad. Iniziò i suoi studi scolastici nella scuola Al-Fadl a Bagdad, ma li completò nella città di Bâquba laureandosi nel 1961 alla facoltà di pedagogia, con indirizzo lingue straniere. Lavorò come docente di lingua inglese, e fu segretario della redazione della rivista “At-taliâ al-adabeia” ( L’avanguardia letteraria ) e redattore capo della rivista “Ath-thaqafa al-ajnabeia” ( La cultura straniera). Successivamente pubblicò una decina di raccolte poetiche, fra cui citiamo: “Il mostro e la memoria” 1969, “La torre” 1977, “Il canto” 1978, “Muoiono i fiori” 1986, “Una notte di vetro” 1987 e infine “Le poesie della bella signora” 1988. Molti altri suoi scritti di poesia e critica sono stati pubblicati da giornali e riviste in Iraq e nel resto del mondo arabo. Il poeta fa parte della generazione dei letterati appartenenti alla scuola della poesia moderna, i suoi scritti hanno un contenuto ricchissimo di vocaboli, di espressioni compatte e significative, e lo stile dominante nei suoi lavori è quello della poesia libera.

Amore

Dissero di lui: era un uomo morto …
ma tornò, dopo aver toccato il suolo della tomba …
tornò, ed andò a coltivare gelso e palma
solitario nella sua terra … rapito dal paradiso.

Guardava il sole e sorrideva,
tirava l’acqua del fiume con le mani …
e rideva, racchiudeva la polvere,
avvicinava il suo viso ad essa ….. e ridendo brontolava.

Stringeva il raccolto e lo copriva di baci
innalzava la testa verso l’orizzonte …. verdeggiante …
e gli sorrideva ….rideva

Un giorno, era come un fanciullo,
e dalla fessura di casa sua
porgeva il palmo della mano al sentiero
per ottenere la pioggia e rideva ….. rideva
ma quando mi vide esultai … egli rideva.

Trascorse un anno dopo l’altro… e quando ritornai
non c’era più nel campo e nel sentiero
non si menzionava più il suo nome
mi dissero che era morto …
mentre l’orizzonte rannuvolava .

In entrambe le mani
stringeva un pugno della sua terra
e piangeva … piangeva …

Yousef Assaieg


Poeta irakeno, nato il 1923 nella a Mossul, cresciuto in una famiglia osservante dei precetti della fede islamica ed impegnata in politica e letteratura. Lavorò nel campo dell’insegnamento per 25 anni, ricoprendo tra l’altro l’incarico di direttore del Circolo Cinema – Teatro del suo paese, pur occupandosi di giornalismo già da diversi anni. Fu membro dell’Unione dei letterati e scrittori iracheni, della Lega degli artisti, del sindacato degli artigiani e del Consiglio Supremo del festival di Babilonia. Pubblicò molti studi su periodici arabi e diverse raccolte poetiche tra le quali ricordiamo : “Poesie non idonee alla pubblicazione” 1957, “Le confessioni di Malik ben Robaib” 1972, “La padrona delle quattro mele” 1976, “Ammissioni” 1978, “Il maestro” 1985 e, infine, “Le poesie di Yousef Aššaieğ” un opera completa di tutti i suoi lavori pubblicata nel 1993. Invece “La partita” 1972 e “Il percorso” 1974, sono due fra le principali produzioni nel campo della narrativa mentre, per quello che concerne la commedia, ricordiamo “Il cancello” 1986 e “Il Ritorno” 1987. Altre importanti pubblicazioni sono “La poesia libera in Iraq”, una dissertazione dotta, e “L’ultima confessione”, la sua autobiografia. Recentemente ha ottenuto un premio per il miglior testo teatrale al festival di Cartagine.

Capodanno

Anni trascorsero, ma ancora
ricordo la notte di quel “Capodanno”.n
Era il millenovecentonovanta
avevo acquistato due biglietti
ed andavamo io e l’amata alla cerimonia …….

Ricordo …. che vedemmo presso il cancello
il millenovecentonovanta
seduto sopra le proprie valigie
fumava l’ultima sigaretta ed
intorno … la gente danzava …. svagata ….

Ricordi ? Danzammo anche noi
con passione … battemmo i piedi per terra
e trascinammo i nostri sogni.
Gli sguardi erano volti verso il cancello
ad attendere quell’attimo di mezzanotte
quando il Capodanno sarebbe spuntato
dal cuore dell’ignoto.


Quanto eri meravigliosa …..
ma …improvvisamente,
la festa soffocò le sue luci splendenti
e mezzanotte …..
abbandonò il suo appuntamento
con una automobile frettolosa
e tutto divenne profonda oscurità

Alle quattro mi svegliai …
vidi la mia amata sul letto
tutta bagnata di lacrime
e il capodanno giaceva fra noi …
interamente sommerso dal sangue.




E’ questo, quindi,
tutto ciò che resta … ?

Quando arriva mezzanotte
tutto diventa oscurità fitta ….
notte senza luna o stelle … ed allora,
la rugiada sarà misteriosa nel suo giardino.

La mia signora, verrà come sempre,
attraverserà questo fosco viottolo,
passeggerà scalza sul prato e in un attimo
vedrò il suo volto da qui, dovunque,
davanti alla mia finestra ….
dove si rifrange la luce e la fantasia.

Due occhi smarriti … capelli d’ebano
verdeggianti per l’umidità della notte
e un ricciolo che diviene brillante…sulla fronte.

Senza una parola …con il silenzio degli amanti
stenderà le sue dita … mostrando un anulare
da cui fu rimosso l’anello dell’amore ….
lasciando un segno bianco … come una vecchia ferita.


Cosi mi sorrise per un istante … e poi svanì
lasciando sulla foschia del cristallo
un’insolita passione ardente … un curioso tormento
simile ai baci è il mio struggimento.

Cercherò un capello penzolante sul cuscino
una boccia di profumo … coperta di polvere,
una camicia con la fragranza di donna .

E’ questo, quindi, tutto ciò che resta dell’amore .

Abd al-Muhsin al-Kazimi


Alcuni versi del poeta iracheno 'Abd al-Muhsin al-Kazimi (nominato il poeta degli arabi), tratti da una poesia da lui composta alla fine dello secolo scorso durante un viaggio da Bagdad a Bassora a dorso di cammello. In essa lo stile e il significato non si allontanano dalle caratteristiche della poesia araba preislamica:

“Viaggiamo, nel cuore della notte, nel deserto. 
I nostri cammelli proced
ono lentamente
affondando i loro zoccoli.
Vanno spostandosi ora verso oriente,
ora verso occidente, quasi dovessero
misurare il diserto.
Appesantiti dal sonno
ci pieghiamo sulla sella
come se pregassimo
con la testa prona.


Durante il suo soggiorno in Egitto (1900-1935), ove rimase fino alla morte, il poeta comincio' ad interessarsi ai problemi politici, sia a livello egiziano, sia a livello arabo, in generale, come dimostrano i versi seguenti, tratti da una lunga poesia composta in occasione del ritorno dall’esilio del leader egiziano Sa'ad Zag’lûl :

“Chiedete all’Egitto se dopo il suo allontanamento
sia rimasta una bevanda gradevole.
Chiedete all’Egitto se dopo il suo allontanamento
sia rimasto un cibo buono.
Chiedete all’Egitto quanto hanno sofferto
Per la sua vita i suoi compagni
Non dimentichero' mai
quanto hanno congiurato contro l’Egitto
per esiliare Sa'ad .

al-Kazimi, infatti, fu il primo poeta che invoco' l’unità araba, meritandosi l’appellativo di “Poeta degli arabi”. Nel 1925 compose una poesia, in cui invita tutti gli arabi ad unirsi sotto un’unica bandiera ed un unico Capo. Eccone alcuni versi :

Venite, Arabi, ad incontrarci
sull’unica strada che porta alla gloria
Incontriamoci sotto un’unica bandiera
che sarà segno della nostra vittoria.
Affidiamo la questione ad un Capo

che farà rinascere in noi

la risolutezza e l’energia.”

dolci dell’ Iraq


 l’ Um Ali
INGREDIENTI dell’ Um Ali:
280 grammi di pasta sfoglia, 250 grammi di zucchero, una tazza di latte e una tazza di panna, 1 uovo, succo di limone, cannella, mandorle e pistacchi tritati.
PREPARAZIONE dell’ Um Ali:
mettere in una teglia la sfoglia con i pistacchi, le mandorle e il succo di limone. Aggiungere il latte bollito con gli altri ingredienti (panna, uovo, cannella e mandorle). Infornare per 30 minuti




كعك جوزالهند(dolce del'Iraq)

INGREDIENTI: 3 albumi d uovo, 250 gr di farina di cocco, 1 bicchiere circa di zucchero
Mescolare la farina di cocco con lo zucchero, poi aggiungere gli albumi e lavorare con le mani. Formare quindi delle palline con il composto ottenuto e infornare su teglia imburrata o coperta da carta forno a 180 gradi per circa 15 minuti (devono dorati leggermente). Lasciar raffreddare perche' caldi si spezzano facilmente

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Zelabia (dolce dell'Iraq)


Ingredienti: 
- 250 g di farina
- 500 g di zucchero 
- 1 bustina di zafferano
- 1 cucchiaio di semi di cardamomo
- 2 bicchieri di olio di semi
- 1 uovo
- colorante per alimenti arancione
Preparazione:
Mettere la farina in un recipiente largo e mischiarvi insieme il tuorlo e tanta acqua fredda quanto basta per fare una pastella cremosa. Una volta fatta, lasciare che riposi per circa due ore. Poi, sciogliere lo zucchero in mezzo bicchiere d'acqua, aggiungervi il cardamomo, lo zafferano e far sciroppare al fuoco. Riprendere la pastella e unirvi l'albume precedentemente sbattuto a neve e il colorante. mettere il composto in un sac a poche, facendolo colare attraverso il beccuccio di media larghezza nell'olio bollente. Infine, raccogliere le frittelle con paletta bucata e rotolarle nello sciroppo caldo.



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Badr Shakir as-Sayyab


Il canto della pioggia

Da quando eravamo bambini, il cielo
si copriva d'inverno
e scrosciava la pioggia,
e ogni anno, anche quando verdeggiava
la terra, eravamo affamati;
non c'è anno che in Iraq non sia fame.
Pioggia...
Pioggia...
Pioggia...
In ogni goccia di pioggia
sono rossi o gialli germogli di fiori.
Ogni lacrima di affamato e di ignufo,
ogni goccia che brilla del sangue dell'uomo
è un sorriso che attende nuove labbra
o un sogno che appare sulla bocca del bimbo
nel giovane mondo di domani, donatore di vita!
Pioggia...
Pioggia...
Pioggia..


Nazik al-Malaika


Sono passati dei giorni senza incontrarci.

Tu sei là, dietro il traguardo dei sogni,


Kubba di Batata بتيتة جاب


patate all'irachena con ripieno di carne uno dei piatti tipici iracheni

1kg di patate, sale, pepe, 3 uova, pan grattato/farina.
Per il ripieno: 2/ 2.50/3 etti di carne macinata, una cipolla piccola, sale, peperoncino

Tagliare finemente la cipolla e farla rosolare con un goccio... d'olio, aggiungere la carne macinata con sale e peperoncino. Portare a cottura.

A parte sbucciare, lessare e schiacciare le patate. stenderle sulla tavola e lasciare intiepidire. Aggiungere sale pepe e un uovo (poi a seconda delle patate si può aggiungere anche un altro uovo per far si che le patate leghino bene), e mescolare il tutto con le mani.
Ottenuto il composto prenderne un po in mano farne una pallottolina  grande quanto un uovo effettuare un incavo e riempirlo di carne. Una volta chiuso il tutto a forma di crocchetta, passare nella farina, in un uovo, sbattuto a parte, e nel pane grattugiato (come per le cotolette).

Friggere il tutto in olio ben caldo.

domenica 22 settembre 2013

dì alla bella dal velo nero قل للمليحة فى الخمار الأسود


dì alla bella dal velo nero                                      

che hai fatto di un asceta consacrato...?
già s'era rimboccato le vesti in preghiera
finchè alla porta della moschea gli ti sei arrestata..
e così gli rubasti fede e certezza
lo lasciasti confuso senza più guida
restituiscigli or la sua preghiera e digiuno
non ucciderlo, per la vera fe' di Maometto
قل للمليحة فى الخمار الأسود ** ماذا فعـلت بـناســك مـتعبـــد

قد كان شـمر للصلاة ثــيابــه ** حتى وقفـت له بباب المسجـد

فسـلبت منه دينــه ويقـيـنــــه ** وتركتـه فى حــيرة لايهتــدي

ردي عليه صلاتـه وصيــامــه ** لاتقـتـليـه بحـق دين محمــــد

Rabi‘a al‘Adawiyya

"Ti amo di due amori: l'Amore della passione,          

Poi l'Amore che ti è dovuto, perchè Tu lo meriti.
Quanto all'Amore della passione,
Mi rapisce al punto che non penso che a Te".


Rābi‘a al‘Adawiyya Basra (Iraq) 713 - 801
Rābi‘a al ‘Adawiyya è la più importante rappresentante della ricerca teologica islamica del II secolo dell’Egira, VIII della nostra era; è stata soprannominata dalla tradizione musulmana “la testimone dell’amore di Dio”. (ŝāhidat al‘iŝq al-ilāhī) .
Nacque in una famiglia poverissima, quarta figlia, (da qui il nome Rābi‘a). Venne venduta giovanissima come schiava a causa di una grave carestia che si abbatté sulla regione, ma il suo severissimo padrone fu conquistato dalle sue straordinarie parole e la lasciò presto libera.
Della sua vita sappiamo molto poco e spesso la leggenda, che vuole giustificare la sua santità, per marcare meglio la sua conversione, le attribuisce una vita di ballerina o di suonatrice di liuto, e naturalmente di peccatrice. Questi elementi non ci appaiono nuovi in quanto ricordano la descrizione di Maria Maddalena nei Vangeli.
Di certo sappiamo che, liberata dalla schiavitù, si ritirò nel deserto dove visse la sua lunga vita nella povertà, nella preghiera e nella ricerca di Dio.
Il suo pensiero si sviluppa in una via mistica molto semplice ma molto impegnativa: amare solo Dio escludendo le creature, desiderare ardentemente di incontrarlo e amarlo per se stesso e non per esserne ricompensata.
La vera fede consiste nel dimenticare le prove che vengono da Dio per pensare solo a Dio .
Unica nella storia dell’Islām, compie l’esperienza del deserto. E, altra eccezionalità all’interno della tradizione religiosa a cui appartiene, rifiuta tutte le proposte di matrimonio ricevute.
Così si esprime su questo argomento:
«Il matrimonio è obbligatorio per chi è libero di scegliere. Ma io non ho la libera disposizione di me stessa, perché appartengo a Dio. È a Lui che bisogna domandare la mia mano
Nella vita ci sono tre cose che mi preoccupano: se qualcuno me ne libererà, prenderò marito.
La prima: dopo la morte potrò o non potrò presentare la mia fede in tutta la sua purezza?
La seconda: nel giorno della risurrezione mi verrà o non mi verrà messo nella mano destra il libro delle buone azioni?
La terza: in quale direzione sarò condotta in quel giorno, quando alcuni saranno portati a destra verso il paradiso e altri a sinistra verso l’inferno?
Dovrei preoccuparmi di un marito quando ho simili problemi su cui meditare?»
La tematica affrontata da Rābi‘a è audace e scandalizzerà non poco i rigoristi della prima e della seconda generazione musulmana. È audace parlare di Dio come trascendente assoluto che non può essere misurato con il metro e i parametri delle creature umane. Così è audace parlare poi del rapporto Dio/donna in termini pervasi di erotismo; ma tutta la ricerca successiva farà invece tesoro delle intuizioni di Rābi‘a e, usando i suoi termini, parlerà di Dio come dell’Amato Bene.

Al Mutanabbi


Solo il pudore trattenne...
Finora il pudore trattenne le mie lacrime,
ora non possono più essere tenute a freno.
Così ogni osso nascosto sotto la pelle
sembra sussultare in un singhiozzo
ed ogni vena sembra gonfiarsi
in una triste cascata di pianto.
Ella era scoperta, non c’era velo.
Solo il pallore la velava all’addio
ed esso modellava nell’ombra le guance
mentre su queste rotolavano le lacrime,
così da apparire di oro intarsiato
con un duplice filare di perle.
Lei perse tre nere ciocche di capelli
e di una notte fece quattro a un tempo,
ma quando levò il suo viso verso la luna
ecco due lune io scorsi a fronte nel cielo.

Al Mutanabbi (915-965) di Kufa con i Diwan è considerato il massimo esponente della poesia araba neoclassica. Trascore la sua giovinezza nel deserto d'Arabia e in Siria. Il suo nome (colui che si vuole fare passare per profeta) ricorda un'avventura giovanile,quando fece credere di aver avuto alcune sacre rivelazioni e fondò una nuova religione, raccogliendo intorno a sé
numerosi seguaci.Fu ben presto messo in carcere dove rimase finchè non manifestò di essersi ricreduto sulle sue idee religiose. Nel 948 si recò alla corte di Aleppo,poi in Egitto, A Baghdad e in Persia a Shiraz. Di ritorno da qual soggiorno, mori in un'imboscata dei beduini. Al Mutanabbi incarna il tipo di giramondo che in quegli anni era diffuso in tutto l'impero, favorito dal sorgere continuo di nuove potenze locali. Usa un linguaggio figurato e immaginifico, ricco di metafore, spesso retorico, divaga nelle iperboli spinte fino al grottesco.


 "Piu dolce del vino vecchio, più dolce del porger le coppe,é l'avventare le spade e le lance, il lanciare un esercito contro un altro. La mia morte nella pugna è la mia vita , giacché ho visto che la vita sta nello scopo che gli animi si prefiggono"... Al Mutanabbi

Al-Hallaj

Per Dio, non sorse sol nè tramontò che l'amor tuo non fu legato ai miei sospiri
nè mi appartai con gente a parlar loro che non fossi tu il mio discorso tra i miei commensali
nè mai ti ho ricordato triste o piagato che non fossi tu nel mio cuore tra le mie ossessioni
nè mi curai di ber acqua dalla sete che non vedessi un'ombra di te nel bicchiere
se potessi venir, verrei correndo sul mio viso o cam
minando sulla testa
o fanciullo del quartiere, se canti per me di giubilo, cantami di dispiacere per il tuo cuor crudele
che c'entro con la gente, quanto mi insultano di leggerezza...la mia religione è per me, la religione della gente per la gente...

Al-Hallaj                                  

"Il Tuo posto nel mio cuore
è tutto il mio cuore.
Non c'è spazio per nient'altro
oltre a Te.
Il mio spirito Ti trattiene
......tra la pelle e le ossa.
Dunque… come potrei perderTi?
Quando cerco di tenere nascosto
Cio che più amo,
è la mia essenza che Lo scopre,
attraverso il mio volto
velato di lacrime."

 Il mio cuore ha occhi che vedono solo te, ed è completamente nelle tue mani. [Al-Hallaj].
al-Hallaj, ossia Abu l-Mughith al-Husayn b. Mansur b. Mahamma al-Baydawi al-Hallaj  (Tur 858 circa –Baghdad, 922)  è stato un mistico .

Il tè iracheno


East Tea Can 
(1) Il tè iracheno:in un pentola tè mettete l' acqua e portate a bollore , poi aggiunge l il tè nero(1/2 cucchiaini) abbassate il gas e lasciate sobbollire il tutto per una 3-5 di minuti,, poi aggiunge 1-2 cardamomo verde. Il carcadè è una bevanda simile al tè, anche Il tè di zenzero.
(2) Nuumi Basra, i limoni di Bassora. Sono dei piccoli limoni secchi di colore nero con cui si prepara un tè dal sapore inconfondibile.Provengono dal sud dell'Iraq dalla regione di Bassora appunto.Si schiacciano per sbriciolarli, si tolgono i semi che altrimenti risulterebbero amari e si fanno bollire per alcuni minuti in acqua bollente con del tè nero.
(3) Il tè nero con il latte
mettete le spezie ( 1/2 cucchiaini di semi di finocchietti,2-4 cardamomo verde anche i chiodi di garofano a chi lo vuole ) in un pentolino insieme all'a acqua(1/2 bicchieri ) e portate a bollore, si aggiunge lo zucchero e il tè nero(1/2 cucchiaini) , lasciate sobbollire per altri 3-5 minuti, ora si aggiunge il latte richiederà attenzione affinché il tutto non straripi rovinosamente sul piano di cottura. un altro tipo di tè si chiama darseen si usa soltanto pezzi di un bastoncino di cannella in un pentolino insieme all'a acqua e portate a bollore dopo aggiunge lo zucchero